domenica 30 dicembre 2012

ALIMENTAZIONE E RELIGIONE










LA CHIESA E' CONTRO GLI ANIMALI.
FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA !

NEL ARTICOLO ALCUNI RIFERIMENTI ALLA POSIZIONE DELLA CHIESA E DEI GESUITI NEI CONFRONTI DEGLI ANIMALI.


E' ridicolo battersi per i diritti degli animali, gridare allo scandalo per la caccia, strapparsi le vesti per il randagismo o per i combattimenti tra i cani, inveire contro l’uso delle pellicce e della vivisezione, inveire contro le carceri e la pena di morte e non spendere una parola contro la macellazione; tutte le violenze sono esecrabili, soprattutto quelle contro deboli e indifesi.



Per non turbare il sonno degli uomini, i mattatoi iniziano la loro attività alle prime luci dell’alba, a quella ora generalmente si esegue anche la tortura e la pena di morte; il bovino arriva al mattatoio terrorizzato, ha appena visto morire i suoi fratelli, sa la sorte che lo attende e lo stress avvelena il suo sangue; senza anestetico, una pistola lo stordisce alla testa e stramazza a terra, però è ancora vivo e sente dolore.


Viene agganciato con un uncino ad una zampa posteriore e sollevato da terra con un argano, il peso disintegra i legamenti della zampa e il dolore aumenta, l’animale sente tutto, vede e mugola; un addetto gli taglia la gola e lo sventra, però il suo cuore ancora batte. Con lo stacco della testa, cessa di vivere anche se ci sono ancora piccoli movimenti d’assestamento, da quel momento, smette di lamentarsi è diventa carne da macello.


La macellazione dei maiali è peggiore, gli animali sono storditi, sgozzati e poi gettati ancora coscienti nelle vasche d’acqua bollente, in un solo colpo, muoiono annegati e ustionati; quello che succede ai tonni delle tonnare è incredibile, come quello che succede alle balene e agli squali; i gamberi cuociono vivi, piangendo e urlando. Tutto sommato, sono più fortunati gli animali selvatici impallinati durante la caccia, si sono risparmiate prigione, catene, terrore e macellazione, però solo loro hanno gli avvocati contrari alla caccia.






Le vacche da latte sono chiuse in stalle di cemento, impedite nei movimenti, mangiano cibo innaturale e ricevono farmaci, hanno mammelle enormi, doloranti e infette; sono macellate al massimo a 7 o 8 anni, quando ne potrebbero vivere 30; hanno rubato loro latte e vitellini, però, morte giovani, hanno evitato di impazzire. I maiali non vedono mai il sole, gli allevamenti sono prigioni sovraffollate dove l’aria, irrespirabile e puzzolente, avvelena il loro sangue e quindi la loro carne che mangiamo; i cibi animali che mangiano sono robaccia, contengono antibiotici, ormoni della crescita ed estrogeni.






Questi animali vivono nei lager di tortura, chiamati stalle moderne, oggi si sa che i maiali sono intelligenti come i cani; l’alimentazione di carne animale genera sofferenze indescrivibili, ne sono vittime gli animali più docili che non fanno male a nessuno.






In ben 4 concili, Ankara (314), Gangrense (324) Braga (577) Aquisgrana (816), la chiesa si espresse contro gli animali, invitando a mangiar carne e condannando i vegetariani; il 14.3.2000, il cardinale Giacomo Biffis ha affermato che l’Anticristo, cioè il diavolo, sarebbe apparso come un vegetariano, un animalista ed un pacifista; nel maggio del 2003 il vescovo d’Orvieto, Lucio Grandoni, ha affermato che avrebbe voluto mettere a morte gli animalisti.






Nel maggio del 2003 a Bologna, Monsignor Zaffara, durante un’omelia, affermò la superiorità degli uomini sugli animali, che la natura non era sacra, che non esistevano doveri verso gli animali, che solo l’uomo era ragionevole mentre l’animale non aveva dignità, che equiparare l’uomo all’animale degrada la sua dignità; la chiesa è stata sempre padrona di terre dove si pratica anche l’allevamento.






Nel dicembre del 2003 Mons. Angelo Scola ribadì la centralità dell’uomo nel creato e che antropocentrismo e cristianesimo erano indissolubili, perciò la chiesa non si è fatta sentire contro vivisezione e macelli. San Paolo invitava a mangiare tutto (Corinzi 9,9; 10,25), per Sant’Agostino gli animali erano privi d’intelligenza, per San Tommaso erano privi d’anima, si potevano uccidere e mangiare perché la divina provvidenza li aveva dati in uso all’uomo.






Sant’Edoardo Confessore ha esaltato la caccia; per la chiesa, la bestia è l’ultimo gradino della creazione, perciò, uccidendo gli animali, si dimostra la superiorità dello spirito sulla materia. Per vari teologi gesuiti, l’animale non ha diritti, non possiamo avere doveri verso creature che possiamo mangiare, gli animali sono beni mobili e perciò non abbiamo doveri di carità verso gli animali, come non li abbiamo verso le pietre.














Nell’agosto del 1993 la rivista dei gesuiti, Civiltà Cattolica, attaccò i vegetariani affermando che, con la loro pietà per gli animali, dissimulavano la loro spietatezza. I preti hanno sempre dato pessimi esempi, nell’omelia domenicale non hanno quasi mai invitato i fedeli a rispettare gli animali e solo recentemente hanno preso a fare discorsi contro la mafia; gli animalisti sono molto diversi da loro, perché sostengono che l’amore deve essere esteso a tutte le creature viventi.






Secondo Malebranche (1638-1715), gli animali mangiano senza piacere, non provano dolore, crescono senza saperlo, non desiderano niente, non temono niente, non conoscono niente; non sufficiente manifestare il nostro disaccordo, a dire il vero, in passato queste cose sono state pensate dai principi anche nei confronti del basso volgo.






Vale la pena di ricordare che erano vegetariani Pitagora, Krishna, Zoroastro, Budda, Talete, Aristotele, Platone, Socrate, Diogene, Epicureo, Ippocrate, Galeno, Porfirio, Orazio, Marco Aurelio, Lucrezio, Seneca, Ovidio, Cicerone, Plutarco, Eraclito, Raffaello, Giotto, Michelangelo, Galilei, Leonardo da Vinci, William Shakespeare, Darwin, Rousseau, Voltaire, Tolstoi, Nietsche, Bertrand Russell e Albert Enstein.






Avevano predicato l’astinenza dalla carne anche San Girolamo, Sant’Ambrogio, Sant’Agostino, San Tommaso, San Benedetto, Santa Caterina da Siena, San Francesco d’Assisi; oggi sono vegetariani Umberto Veronesi, Margherita Hack, Zichici, Harold Ehret; in Italia i vegetariani sono 7 milioni ed in Europa, malgrado la congiura del silenzio, il consumo di prodotti animali diminuisce.






In Italia gli atei sono più dei vegetariani, ma Radio Apostolica Italiana, cioè la RAI, che è un servizio pubblico, pagato con i soldi dei cittadini, non ce lo ricorda mai; però pare che nemmeno gli intellettuali si preoccupino molto della sorte degli animali da macello.






Si vuole a tutti i costi nascondere la verità, oggi il terzo mondo arricchito desidera mangiare più carne, è successo anche a noi; l’informazione drogata, per non offendere società farmaceutiche ed allevatori, non ci ricorda che la dieta vegetariana è più sana. Oggi in Italia bandiere del vegetarianismo, dell’igienismo e dell’animalismo sono Franco Libero Manco dell’Ava di Roma, Carmelo Scaffidi dell’ABIN di Bergamo, Luigi Boschi, Valdo Vaccaro e Matt Traverso.










Nunzio Miccoli www.viruslibertario.it; numicco@tin.it


La Chiesa Cattolica afferma che gli animali sono fatti per essere utilizzati dall’uomo.

Questo non deve sorprendere nessuno.
L’Irlanda, il paese più cattolico al mondo, non è a caso anche quello a più intensa attività macellatoria.
I libri sacri contengono più massacri di uomini ed animali, più sgozzamenti e spargimenti di sangue, che qualsiasi altra opera scritta esistente.
La casta sacerdotale del padre di Gesù non era altro che una corporazione di macellai, ha scritto giustamente Paolo Ricci.
Uno dei testi più illuminanti in proposito rimane La Bibbia, gli Ebrei ed Altre Storie. di Bruno Melas (Stampitalia-Teramo, 1999).
D’altra parte, il fatto che 4 Concili della Chiesa di Roma (Ankara 314, Gangrense 324, Braga 577 ed
Aquisgrana) abbiano sancito l’obbligo per tutti i prelati cattolici di nutrirsi di carne e di evitare il vegetarianismo, la dice lunga sulla politica della Chiesa di Roma, ed anche sulle ovvie e decantate tendenze dei preti a divorare tacchini, capponi, prosciutti, trippe e bistecche, con abbondanti vini di accompagnamento, perché, in casi come questo, melius abundare quam deficere.
Occorre ricordare che il Clero, finché ha avuto il potere temporale, fino a quando ha potuto contare sulla sua funesta ed implacabile Inquisizione, si è sempre servito della pena di morte contro le opinioni diverse da quella ufficiale.
Un vero peccato che, in tali Concili, a completamento dell’opera, non sia stato pure sancito l’obbligo per i prelati di circondarsi di leggiadre e gaudenti fanciulle, così ci ritroveremmo oggi circondati da preti stile l’irresistibile Don Bondio del volo Trieste-Roma, che ho descritto nel mio articolo L’Elogio della Castità, e non sentiremmo più alcuna lamentela ecclesiastica sulla endemica crisi delle vocazioni tra i giovani di oggi.


Valdo Vaccaro - Direzione Tecnica AVA-Roma (Associazione Vegetariana Animalista)
- Direzione Tecnica ABIN-Bergamo (Associazione Bergamasca Igiene Naturale)
Fonte: http://valdovaccaro.blogspot.com/2010/03/le-obiezioni-del-diavolo.html







Questo è ciò che la chiesa cattolica insegna ai bambini, relativamente agli animali; art 2417 del Catechismo: "Dio ha consegnato gli animali a colui che egli ha creato a sua immagine. È dunque legittimo servirsi degli animali per provvedere al nutrimento o per confezionare indumenti. Possono essere addomesticati, perché aiutino l'uomo nei suoi lavori e anche a ricrearsi negli svaghi. Le sperimentazioni mediche e scientifiche sugli animali sono pratiche moralmente accettabili, se rimangono entro limiti ragionevoli e contribuiscono a curare o salvare vite umane."



http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a7_it.htm




EPPURE GLI ELOHIM DISSERO :




"Ecco, vi diamo ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo.










Fonte:

“Alimentazione Naturale” di Valdo Vaccaro – Anima Edizioni




Fonte foto:http://www.plzalliance.com/wp-content/uploads/2012/03/45033833.jpg



mercoledì 26 dicembre 2012

RIG VEDA E ALIMENTAZIONE.





I Veda sono un’antica raccolta di libri sacri scritti in sanscrito vedico che e’ alla base della cultura induista e ariana in genere. Tramandati oralmente prima, come i poemi omerici in Occidente, sono stati messi per iscritto solo successivamente. Si dividono in quattro Samitha: il Rigveda, il Samaveda, lo Yajurveda e l'Atharvaveda. Il Rigveda e’ il piu’ antico e i suoi concetti stanno alla base degli altri testi: raccoglie gran parte delle conoscenze sullo yoga, la meditazione, i mantra, l’ayurveda e la stapatya veda, la scienza dell’architettura. Il Samaveda riporta numerosi inni contenuti nel Rigveda in forma poetica. Lo Yajurveda contiene le conoscenze Yogi e i rituali per purificare la mente e risvegliare la coscienza: i rituali si propongono di rappresentare l'universo all'interno dell'individuo, per realizzare l'unione fra le due dimensioni. Infine l’Atharvaveda, il testo meno antico contenente canti e incantesimi per calmare gli dei e mantra per allontanare il male, la sfortuna, i nemici e le malattie. A completare la raccolta dei testi vedici i Brahmana, commentari dei primi quattro veda, gli Aranyaka, che contengono le conoscenze esoteriche riservate agli eremiti, le Upanishad, trattati che approfondiscono le conoscenze dei Samitha e i Sutra, raccolta di aforismi filosofici.

http://www.developingreport.com/ParolaReligione.htm




“Non dovete usare il corpo che vi è dato da Dio per uccidere le creature di Dio, siano esse umane,
animali o altro”. (Yajur Veda, 12.32) “


«Se una persona mangia carne umana3, di cavallo o di altri animali, e priva gli altri del latte uccidendo le mucche, o re, se tale essere malvagio non desiste con altri mezzi, allora non devi esitare a tagliargli la testa» (Rig Veda, 10, 87, 16)


«Le anime nobili, che praticano la meditazione e le altre discipline dello yoga, che sono attente a tutti gli esseri e che proteggono tutti gli animali, sono quelle che hanno davvero intenzioni serie verso le pratiche spirituali» (Atharva Veda, 19, 48, 5) 


«Si diventa degni della salvezza quando non si uccide alcun essere vivente» (Manusmriti, 6, 60)


«Chi desidera accrescere la propria carne mangiando la carne di altre creature, vive nella miseria in qualunque specie nasca» (Mahabharata, Anu, 115:47)


«Coloro che ignorano il vero dharma e, pur essendo malvagi e arroganti, si ritengono virtuosi, uccidono gli animali senza alcun rimorso o timore di essere puniti. Ma in seguito, nelle loro vite future, questi peccatori saranno mangiati dalle stesse creature che hanno ucciso in questo mondo» (Srimad Bhagavatam, 11, 5, 14)

In India, per altro, sembra ci sia sempre stata una diffusa consapevolezza circa le conseguenze negative del mangiar carne. L'alimentazione vegetariana è una tradizione da migliaia di anni. Questa tradizione subì dei colpi in seguito alle dominazioni straniere (i mussulmani prima e gli inglesi poi) grazie alle quali l'alimentazione non-vegetariana diventò più comune, ma mai maggioritaria.



Anche nei Veda, i testi sacri dell'Induismo, si possono leggere migliaia di ingiunzioni a non consumare carne, perché "si diventa degni della salvezza quando non si uccide alcun essere vivente". E non solo non lo si uccide, ma non lo si mangia neppure. Infatti, nei Veda si sostiene che è necessario astenersi dall'ingerire qualsiasi genere di carne, perché tale cibo implica sempre l'atto di uccidere e crea legami karmici. "Chi uccide gli animali", concludono impietosamente i Veda, "non può provare piacere nel messaggio della verità assoluta".

Secondo i Veda, insomma, l'uomo dovrebbe scorgere lo stesso principio della vita in tutti gli esseri viventi. E infatti, questi testi sacri descrivono incarnazioni di Dio in varie forme non umane, tra cui il pesce , il cavallo, la tartaruga, il cinghiale.

"La filosofia dei Veda", scrive il professor Steven Rosen nel suo illuminante libro "Il vegetarianesimo e le religioni del mondo" (Gruppo Futura), riconosce appieno agli animali la capacità di raggiungere stati di spiritualità elevata. Si tratta di una tradizione religiosa che non promuove soltanto il vegetarianesimo, ma anche l'uguaglianza spirituale di tutti gli esseri viventi. Il vegetarianesimo non è altro che la conferma di questa consapevolezza: tutti gli esseri viventi sono spiritualmente uguali".



Nei veda si afferma che il divino risiede in ogni essere vivente e dunque l'induismo e' una religione che si concreta nella conoscenza di se e del sacro in ogni forma di vita implicando con questo un carattere profondamente etico.


Nella cultura vedica l’essere vegetariani non deriva da una ricerca salutistica. L’essere vegetariani parte da una coscienza più profonda: quella di essere, in effetti, anime rivestite da un corpo materiale. Noi siamo particelle di Dio; non c’è differenza in questo senso tra gli animali, le piante e gli uomini. È la stessa anima rivestita ora da uno, ora da un altro involucro. L’unica differenza tra l’uomo, l’animale o la pianta, è il livello di consapevolezza che, nell’uomo, può svilupparsi fino ad essere cosciente del divino; una forma di intelligenza capace di discernere e quindi di scegliere nella propria vita ciò che è bene e ciò che non lo è, ciò che si vuole o che non si vuole fare e, in primis, è l’unico stadio di vita che ci dà la possibilità di riallacciare una relazione eterna col Signore. L’unica forma, quindi, quella umana, che permette all’anima cosciente e pura di poterLo servire. Questo dono che abbiamo è assai raro, se paragonato alla complessità e alla vastità della creazione. I Veda spiegano, infatti, che a causa del desiderio di godere della materia, l’anima o atma, può prendere corpo in una delle 8.400.000 forme materiali, che variano da microbi, amebe, piante, insetti, uccelli e altre specie animali, fino ad arrivare alle specie umane.



Veda, nella lingua sanscrita, significa “conoscenza”. Le antiche scritture sanscrite studiate in India sono conosciute come scritture vediche e presentano appunto la “conoscenza” dell’Assoluto. Tutta

la cultura dell’India antica si basa su queste scritture e questa cultura è seguita ancora oggi da milioni di persone. Secondo i Veda, l’essere umano è destinato a realizzare la sua identità di eterno servitore di Dio. La comprensione dei Veda comincia col realizzare quindi che non siamo questo corpo, temporaneo e materiale, ma l’anima eterna che vive nel corpo. Poiché c’identifichiamo con questo corpo, soffriamo. Il metodo che ci permette di realizzare la nostra coscienza reale, e conseguentemente l’amore latente per Dio, si chiama bhakti-yoga. Il punto centrale di questo sistema è di offrire ogni cosa che facciamo al Signore; per questo anche il cucinare è visto come un gesto sacro, che va eseguito nel migliore dei modi, cioè con amore. Ciò che distingue la cucina vedica dalle altre è la coscienza spirituale di chi cucina, la consapevolezza di preparare un’offerta per il Signore. Nella Bhagavad Gita, Krishna afferma che se qualcuno gli offre anche solo una foglia, un frutto o dell’acqua, purché ciò sia fatto con devozione, Egli ricambia accettandola e purificandola. Questo cibo, così spiritualizzato, diventa allora Krishna prasada, la misericordia del Signore. Nutrirsi diventa così un atto d’adorazione, uno scambio d’amore che purifica il nostro cuore.

Nella storia degli scambi tra il Signore e i Suoi devoti, che possono diventare estremamente intimi, ci sono episodi molto commoventi o addirittura miracolosi, che dimostrano come, Dio, che vive nel cuore di ogni essere, ricambia con sollecitudine i sentimenti di amore dei Suoi devoti.



Parlando della tradizione Hindu, bisogna dire che nell’antica cultura vedica, il consumo di carne non era una pratica generalizzata, e fu diffuso in India dai conquistatori mussulmani, dai cattolici portoghesi che si stabilirono nel Kerala, e dai protestanti Inglesi che invasero il paese nell’ultimo periodo.

Il Padma Purana afferma: ahimsa paramo dharmo, "La non violenza è il più alto dovere." La dottrina dell'ahimsa, che prescrive di "non nutrire ostilità e non portare danno a nessun essere vivente", è stata esposta da Vyasadeva, il compilatore dei Veda, cinquemila anni fa. Un altro concetto basilare della conoscenza vedica è riassunto negli aforismi: aham brahmasmi, "io sono lo spirito, l’anima spirituale e non il corpo materiale", e tat tvam asi, "anche tu sei parte di quello stesso spirito universale e divino". Ancora, il significato del termine ahimsa è definito così negli Yoga Sutra di Patanjali: "Ahimsa è non violenza, cioè non avere nessun sentimento negativo verso qualsiasi essere vivente, nessun desiderio di nuocere in nessun modo, in nessun momento. Questo è lo scopo che gli aspiranti allo yoga devono raggiungere."

La Manu-samhita, l’antico codice di leggi, afferma: “Per nutrirsi di carne è sempre necessario ferire delle creature viventi; si eviti dunque di mangiarne.” E ancora: “Considerata la crudeltà d’incatenare ed uccidere delle creature, è necessario astenersi dal mangiare carne.”

Bhaktivedanta Svami Prabhupada, il fondatore della Iskcon, L’associazione internazionale per la coscienza di Krishna, ha affermato: “Nella Manu samhita è detto che si è colpevoli anche se si uccide una formica, poiché non essendo noi in grado di creare la vita, non possiamo nemmeno permetterci di toglierla. Secondo la legge divina, uccidere un animale equivale a uccidere un uomo, e chi non segue questa legge segue leggi di comodo. Siamo tutti creature di Dio, in qualunque corpo alberghiamo, qualunque vestito indossiamo. Dio è il nostro Padre Supremo; perché quindi dovrebbe sancire l’uccisione di animali che sono anche Suoi figli?”

Nella Bhagavad Gita Krishna afferma l’uguaglianza di tutti gli esseri: “L’umile saggio, illuminato dalla pura virtù, vede con occhio equanime il brahmana, la mucca, l’elefante, il cane e il mangiatore di cani.”

La tradizione vedica accetta ogni essere vivente come un'anima spirituale individuale, e quindi sostiene che la non violenza costituisce la fondamentale forma di religione. Senza rispettare la natura spirituale degli esseri viventi non è, infatti, possibile nemmeno iniziare a comprendere la propria natura spirituale e vivere in armonia con il Tutto Supremo.

Ogni anima nel mondo materiale sta compiendo un viaggio evolutivo per giungere alla liberazione finale, moksa; perciò ostacolare tale evoluzione, uccidendo un altro essere per un profitto personale, è un grave peccato. Nutrirsi di carne è quindi un’offesa a Dio, poiché con l’uccisione dell’animale si rallenta per quell’anima il naturale processo evolutivo che la porterà a prendere un corpo umano, così da poter ottenere la liberazione dal ciclo di morti e rinascite.

Nel caso poi di animali tradizionalmente utili, nell’economia rurale vedica, come la mucca, il toro, il cavallo, l'elefante, tale uccisione diventava anche un crimine sociale e di conseguenza un peccato contro lo sviluppo spirituale, non solo dell'animale ucciso, ma dell'intera comunità umana. Perciò, tali animali erano, e sono, considerati "sacri" in questa tradizione, e a nessuno sarebbe venuta l’idea di mangiarli.

I quattro Veda originali sono molto espliciti e drastici sul consumo di alimenti non vegetariani: dal Rg Veda: "Chi persiste nel mangiare carne, sia essa umana, di cavallo, di mucca o di altri animali, nonostante si sia cercato di dissuaderlo con altri mezzi, deve essere ucciso."

Dallo Yajur Veda: "Non dovete usare il corpo che vi è stato dato da Dio per uccidere le Sue creature, siano esse umane, animali o di altra specie."

Dall’Atharva Veda: "Quelle anime nobili che praticano la meditazione e altre discipline yoga, che sono sempre attente e benevole verso tutti gli esseri, che proteggono tutti gli animali, sono i veri spiritualisti."

Il Mahabharata afferma, senza mezzi termini, che il consumo di carne è un crimine, in cui ugualmente colpevoli sono coloro che permettono l'uccisione di animali, coloro che acquistano, vendono, cucinano o servono la carne, oltre a quelli che la mangiano.

La Manu smriti afferma: "Chi non uccide alcun essere vivente diventa degno della liberazione."

La Manu smriti suggerisce anche dei palliativi per soddisfare la propria golosità senza nuocere agli animali: "Se una persona ha un forte desiderio di mangiare carne, può modellare una forma simile a quella di un animale, con farina o burro, ma non deve mai attentare alla vita di un essere vivente."

Anche nella tradizione Hindu quindi c'è spazio per aiutare la graduale evoluzione delle persone più degradate, che non riescono a fare a meno di mangiare la carne. In altre parti delle scritture vediche ci sono descrizioni di rituali specifici di sacrifici animali. Era ammissibile soltanto sacrificare una capra una volta al mese, nella notte di luna nuova, davanti alla Divinità di Madre Kali; il celebrante, prima di sacrificare l'animale, doveva pronunciare delle preghiere specifiche per diventare consapevole della gravità dell’atto che stava per commettere, compresa la formula "mamsa". Questa formula sanscrita è composta di due pronomi, mam, "io", e sah, che significa "lui" o "lei". Un verso vedico che spiega il significato di questa formula insegna: mamsa sa bhakshayitamutra yasya mamsam ihadmy aham, etan mamsaya mamsatvam pravadanti manisinah, "I saggi insegnano che la formula "mamsa" usata nel sacrificio rituale significa: quest’animale non è differente da me. E' una persona, è un'anima come lo sono io. Ora io uccido quest’animale e così facendo accetto la prospettiva che un giorno sarò ucciso da lui per pagare il mio debito."

Srila Bhaktivinoda Thakura, un santo vissuto nel Bengala nella seconda metà dell’800, asserisce: “Il cibo è senza difetti quando è puro e nutriente. La carne è impura di natura, e una civiltà basata sul suo consumo è una civiltà basata sul peccato. In effetti quella che attualmente viene considerata civiltà, non è altro che una civiltà degradata.” E ancora: “na himsyat sarvani bhutani, non si dovrebbe commettere violenza verso nessuna entità vivente. Purtroppo però finché la natura umana sarà condizionata dalla passione e dall’ignoranza, gli uomini saranno attratti dal consumo di carne.” Inoltre continua: “Causare dolore ad altre entità viventi è una propensione animalesca.”

Secondo il vocabolario sanscrito, il termine pasu-ghna è usato per indicare le persone incivili, cioè quelle che non hanno come scopo principale l’elevazione spirituale, quelle che mangiano carne e quelle che commettono assassinio o suicidio.

Il Bhagavata Purana, in diversi passaggi minaccia gli uccisori di animali con pene terribili nelle regioni infernali. Su un pianeta detto Raurava coloro che uccidono o maltrattano gli animali sono straziati da animali simili a quelli che avevano maltrattato, solo muniti di zoccoli, becchi, artigli e corna sovrannaturali e dotati di una crudeltà terribile, conosciuti come ruru e kravyada, che li tormentano e li divorano senza fine. Coloro che cuociono gli animali vivi, pensiamo per esempio alle aragoste, vengono a loro volta cotti in olio bollente nell'inferno conosciuto come Kumbhipaka. Coloro che si accaniscono senza necessità su animali inferiori, compresi gli insetti, pur essendo consapevoli della loro sofferenza, sono puniti nell'inferno chiamato Andhakupa, dove sono tormentati costantemente a loro volta da tutte le creature che hanno tormentato nel corso della vita: uccelli, animali selvatici, rettili, zanzare, pulci, pidocchi, vermi, mosche e via dicendo; essi vagano costantemente nel buio totale senza alcun riposo.

I cacciatori sono invece cacciati a loro volta con frecce e lance nell'inferno chiamato Pranarodha. L'inferno di nome Visasana è riservato a coloro che uccidono animali a scopo rituale; a questo proposito occorre ricordare che i vaishnava rifiutano i sacrifici animali, considerando questa pratica un’azione odiosa, spietata, a dispetto della presunta caratteristica religiosa. L'inferno chiamato Sulaprota, è destinato a coloro che torturano animali, come nella vivisezione. Chi in generale tormenta altri esseri viventi e si comporta in modo sgarbato e collerico è atteso dall'inferno Dandasuka. Tutte le punizioni inflitte a tali peccatori sono regolate da una legge del contrappasso identica a quella dantesca.


Il Karma

Il termine sanscrito Karma significa “azione”, e nel contesto è una qualunque azione materiale che provocando una reazione ci lega a questo mondo. È una legge scientifica: ogni azione provoca una reazione uguale e contraria. Come succede in fisica per le forze, in cui le reazioni positive o negative si possono accumulare, smaltire o controbilanciare.

Per ogni azione c’è una reazione. Secondo la legge del Karma, se noi provochiamo sofferenza ad altri esseri a nostra volta dovremo subire delle sofferenze, individualmente o collettivamente. Si raccoglie ciò che si è seminato in questa vita e nella prossima, poiché la natura ha le sue leggi e la sua giustizia.

Secondo la legge del Karma il supermercato che vende la carne, la trattoria che la cucina, la macelleria, il mattatoio, la clinica dove si eseguono gli aborti o la vivisezione, sono ugualmente responsabili delle guerre che avvengono nel mondo. Commentando un verso dello Srimad Bhagavatam, Srila Bhaktivedanta Svami Prabhupada afferma: “Colui che non mostra inimicizia verso gli uomini, ma diventa il nemico e l’assassino di bestie innocenti, possiede una mentalità demoniaca. Nell’epoca in cui viviamo è lo stato stesso che dà prova di quest’inimicizia, costringendo gli animali a vivere in un costante terrore. Tale errore si paga, e la società umana deve portarne il peso, attraverso guerre e carestie.” Bhaktivedanta Svami Prabhupada spiega ancora nei suoi commenti alla Gita: “Coloro che uccidono animali e infliggono loro sofferenze inutili, saranno uccisi nella prossima vita e nelle molte altre che li attendono; in questo modo sui campi di battaglia si trovano uomini che si uccidono.” È da ipocriti quindi partecipare alle marce per la pace, e nutrirsi poi di carne.

Coloro che comprendono le leggi del Karma sanno che la pace non verrà dalle marce ma piuttosto dall’educazione della gente sulle conseguenze dell’uccisione di animali e su quelle delle pratiche abortive. Quest’educazione sarà il vero contributo alla pace nel mondo.

Alcune persone sostengono la teoria che gli animali non hanno anima, come le pietre inerti, volendo così sostenere razionalmente che ucciderli non sia una colpa. In realtà gli animali sono anime spirituali, e privandoli del loro corpo saremo privati a nostra volta della forma umana. Permettendo che ogni giorno avvengano orribili massacri di poveri animali, attiriamo su noi le reazioni del Karma. Non è un caso che nel mondo muoiano di fame milioni di esseri umani, e che persino l’Argentina, che si vanta di avere la migliore carne, e ne sia uno dei maggiori produttori, conosca questa miseria. Interessi delle grandi multinazionali, sfruttamento delle risorse ambientali, egoismo, karma individuale e collettivo, creano e mantengono tutto questo. La Terra produce cereali in quantità sufficienti a nutrire l’intera popolazione mondiale, ma interessi commerciali e di profitto ne limitano la distribuzione equa, abbondando in alcune zone, e scarseggiando in altre. Così si crea il mito della fame nel mondo, su cui lucrano le grandi potenze e i produttori di carne.


Le caratteristiche degli alimenti

Secondo le scritture vediche va detto che alcuni cibi sono considerati di prima qualità, altri di seconda e altri di terza qualità, in base all'influsso dei guna. Guna è una parola sanscrita che significa letteralmente "corda, colore, qualità, attributo, caratteristica". I guna della natura materiale sono tre: sattva, la virtù, rajas, la passione e tamas, l’ignoranza. L'interazione tra queste tre qualità fondamentali della natura, spiegata ampiamente nella Bhagavad-gita, dà origine ad un'immensa varietà di sfumature di livelli di coscienza negli esseri viventi e di caratteristiche fisiche negli oggetti inanimati. La Bhagavad-gita spiega bene le caratteristiche dei cibi in relazione ai guna: "I cibi in virtù accrescono la durata della vita, purificano l'esistenza e danno forza, salute, gioia e soddisfazione. Questi cibi sani sono succosi, oleosi e gradevoli al palato. I cibi troppo amari, aspri, salati, piccanti, secchi o eccessivamente caldi sono preferiti da chi è dominato dalla passione e generano sofferenza, infelicità e malattia. I cibi cotti da più di tre ore prima di essere consumati, privi di gusto, di freschezza, puzzolenti, decomposti e impuri sono preferiti da chi è sotto l'influenza dell'ignoranza."

Le vere funzioni del cibo sono quelle di accrescere la longevità, di purificare la mente e dare al corpo salute e vigore. Gli alimenti che soddisfano in modo migliore queste esigenze sono i prodotti del latte, che i Veda considerano come un alimento essenziale, gli zuccheri non raffinati, il riso, il grano, la frutta e la verdura. Questi sono gli alimenti preferiti dagli uomini guidati dalla virtù. Altri, poco saporiti, come il mais e la melassa, acquistano sapore se mischiati col latte o altri alimenti della virtù, e raggiungono così la sfera di questo guna. Anche le verdure come le barbabietole, le rape, la scorzonera, i rapanelli, i finocchi, le carote, le melanzane bianche e via dicendo, sono considerate insipide, oppure poco nutrienti e povere, e quindi poco adatte per esempio all'offerta rituale, ma possono essere trasformate, quindi rese migliori, da un procedimento di preparazione e da abbinamenti speciali con altri alimenti.

Gli alimenti governati dalla passione generano sofferenza, perché producono irritazione e quindi varie malattie, inoltre danno spesso assuefazione; si ha bisogno, per esempio, di mangiare sempre molto salato o piccante, perché tutto sembra “sciapo”. Lo stesso si può dire anche dei prodotti governati dall'ignoranza.

Caffè, tè e alcolici, sono sostanze intossicanti o inebrianti e non sono consumate dagli spiritualisti.


Differenza tra cibo materiale e alimento spirituale

Nella tradizione Gaudiya Vaisnava, iniziata nel XV secolo in Bengala da Sri Krishna Caitanya, i due pilastri fondamentali della pratica religiosa del sanatana dharma sono sempre stati il canto o recitazione dei nomi e delle attività di Dio, kirtana, e la distribuzione di cibo offerto a Dio, prasada. Essere vegetariani, infatti, non è sufficiente per rimanere liberi da ogni reazione colpevole e da ogni forma di violenza. Anche i vegetali sono esseri viventi, e sebbene il loro livello di consapevolezza e di sofferenza sia molto basso se paragonato a quello degli animali, quando ce ne nutriamo, contraiamo un debito nei loro confronti. Nel mondo materiale, spiega lo Srimad Bhagavatam, ogni essere è cibo per un altro, jivo jivasya jivanam, ma la Sri Isopanisad insegna che ad ogni essere è assegnata una parte specifica di nutrimento, tena tyaktena bhunjitha, secondo le sue reali esigenze. Poiché l'organismo umano è adatto a nutrirsi di alimenti vegetariani, è questo il tipo di dieta che dobbiamo seguire. Questo non significa però che i vegetariani, anche se prendono solo ciò che è loro necessario per vivere, siano liberi da doveri e debiti nei confronti del Tutto universale e del Signore, che è la fonte e il sostegno di ogni creazione. Per liberarsi da ogni debito o colpa, ma anche semplicemente per ringraziare il Signore dei suoi doni, l'essere umano deve servire, con dedizione libera da egoismo, come una singola parte serve tutto il corpo, e deve riconoscere questo suo collegamento subordinato con Lui. Il cibo che mangiamo è fornito dal Signore attraverso la grazia della Natura, che fa crescere gli alimenti vegetali con la pioggia, la luce e l'energia del sole, senza le quali non si potrebbe produrre alcun alimento. La Bhagavad-gita afferma chiaramente che le persone che non offrono il proprio cibo in sacrificio al Signore si comportano come ladri ingrati. Le persone invece che preparano il cibo pensando al piacere di Dio e compiono il sacrificio dell’offerta, azione sacra, rimangono liberi da ogni peccato e possono progredire verso la liberazione. Questo cibo è detto appunto prasada, misericordia. È una dimensione più elevata, del semplice essere vegetariani, un’applicazione pratica della spiritualità e del rispetto della vita in relazione a Dio.

Per non nuocere a nessuna forma di vita, molti yogi e spiritualisti preferiscono nutrirsi esclusivamente di frutti e foglie caduti dagli alberi, che non sono considerati esseri viventi, ma parti separate del corpo delle piante, e non hanno vita propria né sensibilità. Alcuni scelgono addirittura di applicare le antiche conoscenze vediche dello yoga che insegnano l'assimilazione diretta del prana, l'energia vitale dell'universo, emanata dal sole e solitamente assorbita attraverso il respiro. In questo modo alcuni yogi sono in grado di vivere senza mai mangiare nulla, anche per molti anni. Non è però un cammino adatto all’epoca in cui viviamo. Le scritture raccomandano per il Kali yuga, l’era attuale, l'offerta del cibo a Dio, come metodo per progredire sulla via spirituale.

Un altro aspetto molto importante di questa pratica spirituale, riguarda lo sviluppo di una relazione personale d’amore nei Suoi confronti. La tradizione della bhakti vaishnava considera fondamentale coltivare la relazione con il Divino attraverso le piccole azioni della vita quotidiana. Questa via spirituale è una forma elevatissima di yoga, bhakti yoga, lo yoga della devozione. Quando desideriamo stabilire un legame d’affetto con qualcuno, l'atto più semplice e più efficace consiste nell'offrirgli qualcosa di buono, da mangiare o da bere. Abituandoci a pensare a Dio in questi termini, in modo personale, la nostra relazione con Lui diventerà sempre più profonda e intima, fino a condurci al puro amore divino.

In quest’approccio spirituale il cuoco adopera ingredienti freschi, mantiene sempre pulita la cucina e medita sull’atto del cucinare per il piacere di Dio. Egli non assaggia il cibo mentre cucina, in quanto deve essere prima offerto al Signore. Il punto centrale di quest’atto d’amore è comunque il sentimento di devozione. È quello infatti che il Signore accetta, non il cibo in sé.

La forma più semplice di offerta è questa preghiera: “Mio caro Signore, Ti prego, accetta questo cibo.” Bisogna ovviamente ricordare che Dio è completo in Se stesso, che non ha bisogno di nulla. La nostra offerta è semplicemente un mezzo per mostrare il nostro amore e la nostra gratitudine e, con questi sentimenti nel cuore, si può cantare tre o più volte il mantra:

In India, questo metodo spirituale è conosciuto anche con il nome di pusti-marga, in cui l'atto di nutrire con amore e devozione il Signore Supremo, offrendoGli buoni cibi, nutre allo stesso tempo i sentimenti di devozione del devoto, la sua attrazione spontanea verso il Divino e il suo progresso spirituale.

È appunto per questo che Krishna afferma nella Bhagavad-gita:

patram puspam phalam toyam, yo me bhaktya prayacchati, tad aham bhakty-upahritam, asnami prayatatmanah, "Se qualcuno Mi offre, con amore e devozione, una foglia, un fiore, un frutto e dell'acqua, accetterò la sua offerta."

Essere vegetariani, in sé, non è il più grande successo. I Veda c’informano che lo scopo della vita umana consiste nel risvegliare l’anima alla sua eterna relazione con Dio. Il cibo offerto, diventato misericordia divina, non offre solo la salute che si può ottenere essendo vegetariani, ma anche la realizzazione di Dio; non è solo cibo per il corpo, ma anche nutrimento spirituale per l’anima. Quando Krishna accetta un’offerta, le trasmette la Sua natura Divina, la quale non essendo differente da Lui, ci libera dalle reazioni del Karma. In questo modo, sviluppando amore per Lui, e servendolo, la contaminazione materiale diminuirà e sfuggiremo al ciclo di nascita e morte. L’insegnamento essenziale dei Veda è che tutto viene da Krishna, e tutto dovrebbe essere offerto nuovamente a Lui per il Suo piacere.

Come affermò Sri Caitanya Mahaprabhu 500 anni fa: “Gli ingredienti come lo zucchero, la canfora, il pepe nero, il cardamomo, i chiodi di garofano, il burro, le spezie e la liquirizia, sono tutti materiali.

Tutti hanno assaggiato queste sostanze materiali.

Eppure questi ingredienti del prasadam contengono gusti straordinari e fragranze non comuni. Gustateli e sperimentatene di persona la differenza. A parte il gusto in sé, anche il profumo soddisfa la mente e fa dimenticare qualsiasi altro tipo di dolcezza. Perciò, si deve dedurre che questi ingredienti ordinari siano stati toccati dal nettare spirituale delle labbra di Krishna; esse hanno trasferito in loro le Sue stesse qualità spirituali.”



Il digiuno di Ekadasi.

In sanscrito il digiuno è detto upavasa, che significa "tenere la mente attaccata al Signore" o "stare presso il Signore". Nella tradizione brahminica e yogica il digiuno è sentito infatti come una necessità religiosa, oltre che come una necessità igienica. Nella cultura vedica le celebrazioni augurali erano sempre precedute da un periodo di digiuno; gli sposi dovevano digiunare prima delle nozze, e anche gli stessi Principi reali erano tenuti ad osservare il digiuno, prima di salire al trono. Nella letteratura vedica antica si parla del digiuno come fonte di salute, splendore e benedizioni per una lunga vita. Nell’Harivamsa leggiamo che Parvati, la consorte di Siva, si rivolge a un consesso di donne, in gran parte mogli di saggi e di Dei, affermando che per mantenere la loro bellezza e ottenere il dono di una vita matrimoniale lunga e felice, avrebbero dovuto digiunare nei giorni propizi.

Il Brahma Vaivarta Purana insegna che colui che digiuna nel giorno di Ekadasi, si libera delle conseguenze dei suoi atti colpevoli e progredisce verso un’esistenza virtuosa.

Secondo la tradizione vaishnava si ottiene un beneficio spirituale digiunando in certi giorni propizi, ed esistono parecchie giornate favorevoli per il digiuno, come la luna piena e la luna nuova, e alcuni altri giorni lunari di differenti stagioni, come l'ottavo giorno della luna calante tra agosto e settembre. Il calendario lunare, completo di questi giorni, è preparato ogni anno da diversi astrologi religiosi. In particolare, l'undicesimo giorno della luna crescente o calante, chiamato Ekadasi, letteralmente "l'undicesimo", è considerato particolarmente importante per lo sviluppo della vita spirituale.

Sri Krishna dice ad Arjuna: “Se una persona digiuna in Ekadasi, ridurrò in cenere tutti i suoi peccati, e gli concederò la Mia dimora trascendentale…In verità Ekadasi è il giorno più meritorio per distruggere ogni sorta di peccato, ed è apparso per il bene di tutti.”

Ekadasi è un giorno d’austerità osservato regolarmente da coloro che seguono il sanatana-dharma, la coscienza di Krishna. Generalmente, in questo giorno, ci si astiene da ogni cibo o bevanda. Se ciò non è possibile, si osserva il digiuno astenendosi dai cibi solidi, e si prende solo acqua, o acqua e limone con zucchero integrale, o latte, o succhi di frutta. Se anche questo non è sufficiente, si fa un solo pasto, senza cereali o legumi nel pomeriggio.

Il digiuno rituale secondo la luna va osservato da un'ora prima dell'alba di Ekadasi, fino al sorgere del sole del giorno successivo Dvadasi; entro due ore dopo l'alba il digiuno va interrotto, anche in modo simbolico, con una piccola quantità di cereali. Il tempo del digiuno è poco più di 24 ore. Inoltre, durante i giorni di digiuno rituale, è tradizione dedicarsi alla recitazione di mantra, dei santi nomi di Dio e all'adorazione del Signore in varie maniere. Il Brahma Vaivarta Purana ci ricorda che il vero scopo del digiuno di Ekadasi è quello di ridurre le richieste del corpo, per usare il tempo così guadagnato nel servizio del Signore, col canto delle Sue glorie o con qualsiasi altra attività devozionale.

Questo digiuno è seguito in India anche da persone non particolarmente devote, che però desiderano ottenere un qualche beneficio materiale; altre eseguendo quest’austerità, magari accidentalmente, o persino con il cuore pieno di desideri materiali, ottengono comunque dei benefici adeguati alle loro aspettative.

Eseguendo invece regolarmente il digiuno di Ekadasi, anche un materialista può giungere alla liberazione. Questo digiuno è in ogni caso un valido aiuto sulla via che riporta a Dio.

Srila Bhaktivedanta Svami Prabhupada nel suo commento al Bhagavatam elabora una singolare proposta: “Lo Stato che vuole sradicare la corruzione, dovrebbe introdurre i principi della religione stabilendo due giorni di digiuno obbligatorio al mese, se non di più. Dal punto di vista economico, questi due giorni, faranno risparmiare in tutto il territorio tonnellate di cibo, e questa pratica avrà un effetto favorevole anche sulla salute generale dei cittadini, con conseguente risparmio delle spese sanitarie.”

Grazie a tutti.


La non-violenza e la dieta vegetariana

Krishna insieme a Radha e una vacca Ahimsâ è un concetto che raccomanda la non-violenza e il rispetto per tutte le forme di vita.  Il termine ahimsâ compare per la prima volta nelle Upaniṣad e nel Raja Yoga, è la prima delle cinque yama, o voti eterni, le restrizioni dello Yoga.
Molti induisti praticano il vegetarismo come una forma di rispetto per ogni forma di vita senziente. Esso inoltre è raccomandato per le sue virtù purificatrici (sattva) come un modus vivendi sano e igienico. Il 40% della popolazione indiana (ed il 55% dei brahmana) adotta una dieta vegetariana,soprattutto nel Rajasthan (63%), Haryana (62%), Punjab (48%) . Questa dieta è basata principalmente su latte e vegetali; qualcuno evita anche l'aglio e la cipolla poiché si crede abbiano proprietà rajasiche, vale a direpassionali.
Gli induisti che mangiano la carne per lo più si astengono dal consumo di carne bovina e dall'utilizzo di prodotti come il cuoio. La maggior parte degli indù considera infatti la mucca come il miglior esempio della benevolenza degli animali e, poiché è l'animale più apprezzato per il latte, è riverito e rispettato come una madre. Di conseguenza nella maggior parte delle città sante indiane è vietata la vendita di carne di mucca (spesso di qualsiasi tipo di carne) ed esistono divieti sull'abbattimento delle mucche in quasi tutti gli Stati dell'India. La pratica di sacrificare delle capre o altri animali nei templi della Dea madre è scomparsa a causa delle critiche.



Il consumo di carne non era una pratica generalizzata, e fu diffuso in India dai conquistatori mussulmani, dai cattolici portoghesi che si stabilirono nel Kerala, e dai protestanti Inglesi che invasero il paese nell’ultimo periodo. 




In India, per altro, sembra ci sia sempre stata una diffusa consapevolezza circa le conseguenze negative del mangiar carne. L'alimentazione vegetariana è una tradizione da migliaia di anni. Questa tradizione subì dei colpi in seguito alle dominazioni straniere (i mussulmani prima e gli inglesi poi) grazie alle quali l'alimentazione non-vegetariana diventò più comune, ma mai maggioritaria.


http://www.yoga.it/articoli/essere-vegetariani-un-atto-di-estremismo-o-consapevolezza/








Il vegetarismo nella cultura Vedica

Conferenza presso

Bhaktivedanta Library – Bibliothé , Via Celsa 5 – Roma

Ultima conferenza 2002 del ciclo ESSERE VEGETARIANI organizzato dall’Ass. Armando D’Elia

Roma, 19 Dicembre 2002

Relatore:Marco Barbagallo - Ass. Vedic




                                                                                                                      
http://utenti.multimania.it/vedic/vedaevegetarianismo.htm




lunedì 24 dicembre 2012

IL BODHISATTVA E L'ALIMENTAZIONE.Tratto dal Lankavatara Sutra.







Il Bodhisattva ... desideroso di coltivare la virtu' dell'amore, non dovrebbe mangiare carne, per non causare terrore agli esseri viventi. Quando i cani vedono, anche a distanza, un paria, che ami mangiare carne, sono terrorizzati e pensano: 'Sono portatori di morte e ci uccideranno!' Anche gli esseri piu' piccoli che vivono sulla terra, nell'aria e nell'acqua, hanno un senso molto fine dell'odorato e scoprono a distanza l'odore dei demoni nei mangiatori di carne, e fuggono il piu' velocemente possibile dalla morte che li minaccia.
- Dal Lankavatara Sutra.


E' degno di nota anche il fatto che la maggior parte degli ashram Hindu, indifferenti all'ortodossia in generale a un livello impensabile in tempi precedenti, sono molto precisi per quanto riguarda il vegetarianesimo. I principali esempi di questo atteggiamento sono;Sri Ramanasramam and Anandashram, lashram del defunto Swami Ramdas. Per i visitatori occidentali viene preparato cibo speciale, ma sempre vegetariano.

Ma soprattutto Maharshi ha sempre rifiutato, in generale, di dare istruzioni per la disciplina fisica. Quando gli stato chiesto qualcosa riguardo le posizioni per la meditazione, ha detto semplicemente: "La mente rivolta in ununica direzione la sola posizione giusta." Quando gli stato chiesto del celibato, non lha imposto, ma ha detto che anche le persone sposate possono ottenere la Realizzazione. Ma quando gli stato chiesto della dieta, ha prescritto con enfasi il vegetarianesimo: "La dieta regolata, limitata a quella sattvica (cio pura e vegetariana), presa in quantit moderate, la migliore delle regole che pu condurvi allo sviluppo delle qualit sattviche della mente, che, a loro volta, sono di aiuto nella pratica dellauto-introspezione."*

http://mandir.ning.com/group/animalismoevegetarianesimo/page/vegetarianesimo-di-arthur-osborne


"Bhagavan(Onorato Mondiale), vedo che in tutti i mondi, il vagare di nascite e morti, le animosità intrecciate e il cadere in cammini del male sono causati dal consumo di carne e dalle uccisioni cicliche. Tali comportamenti aumentano odio e rabbia, e rendono gli esseri viventi incapaci di sfuggire alla sofferenza. Ciò è davvero molto doloroso".
LANKAVATARA-SUTRA L’AUTO-REALIZZAZIONE DELLA NOBILE SAGGEZZA


Allora, Arya(saggio) Mahamati(Grande Saggio) Bodhisattva-Mahasattva dice al Buddha:
"Bhagavan(Onorato Mondiale), vedo che in tutti i mondi, il vagare di nascite e morti, le animosità intrecciate e il cadere in cammini del male sono causati dal consumo di carne e dalle uccisioni cicliche. Tali comportamenti aumentano odio e rabbia, e rendono gli esseri viventi incapaci di sfuggire alla sofferenza. Ciò è davvero molto doloroso".
 *Bhagavan è Colui che è Onorato nel mondo.
~Lankavatara Sutra

"Se un mio discepolo non considera onestamente ciò e mangia ancora carne, dovremmo sapere che è nei lineaggio dell'uccisore (candela). Non è mio discepolo ed io non sono suo insegnante. Allora, Mahamati, se qualcuno vuole essere mio parente, non deve consumare carne".
*Candela è l'assassino.
~Lankavatara Sutra


Il Buddha dice a Mahamati: "CONSUMARE CARNE HA INNUMEREVOLI OFFESE. Tutti i Bodhisattva (praticanti spirituali) dovrebbero coltivare la loro grande misericordia e compassione così non consumano carne.
~Lankavatara Sutra


(Onorato Mondiale), LA GENTE CHE MANGIA CARNE DISTRUGGE IL GRANDE SEME MISERICORDIOSO dunque LA GENTE CHE PRATICA IL CAMMINO SANTO NON DOVREBBE CONSUMARE CARNE".
*Bhagavan è Colui che è Onorato nel mondo.
~Lankavatara Sutra


"Chi rinuncia al sapore della carne può gustare i sapori del vero Dharma(veri insegnamenti), pratica onestamente i (livelli) Bhumi di Bodhisattva(praticante spirituale) e raggiungere Anuttara-Samyak-Sambodhi(illuminazione perfetta Suprema) rapidamente."
*Bhumi significa livello.
~Lankavatara Sutra

"Mahamati, vedo che gli esseri viventi sono nella trasmigrazione dei sei cammini, sono insieme a nascite e morti, danno nascita e incoraggiano gli altri e ciclicamente sono padri, madri, fratelli e sorelle a vicenda... Sono forse nati in altri cammini(animali, fantasmi, dio, eccetera) virtuosi o cattivi frequentemente diventano parenti a vicenda. Per tali relazioni, vedo che TUTTI I CARNIVORI DI ESSERI VIVENTI LO SONO DEI PROPRI PARENTI."
(* I sei cammini: dio, umano, Asutra, animale, fantasma affamato, essere infernale)
~Lankavatara Sutra


"i Bodhisattva (praticanti spirituali) devono distinguere, TUTTE LE CARNI VENGONO DA CORPI SUDICI, combinati, con pus, sangue, sporcizia, bindu rossi (gocce chiare), bindu bianche dei parenti. Allora, discernendo LA SPORCIZIA DELLA CARNE, I BODHISATTAVA(PRATICANTI SPIRITUALI) NON DEVONO MANGIARE CARNE".
~Lankavatara Sutra

"Tutte le carni sono come corpi morti di esseri umani... le carni cucinate puzzano e sono impure come corpi morti bruciati, allora come possiamo mangiare tali cose?"
~Lankavatara Sutra

"Consumare carne può aumentare i desideri, i carnivori soo avari... Per l'istinto di protezione e di cura della vita, non esiste differenza fra umano e animale... Ogni essere vivente, teme la morte, come mangaire la carne di altri?... Chi vuole consumare carne prima deve discernere il dolore di tagliare il proprio corpo e poi discernere il dolore di ogni essere vivente e allora ELIMINARE IL CONSUMO DI CARNE".
~Lankavatara Sutra


"I consumatori di carne hanno innumerevoli offese, allora I VEGETARIANI HANNO INNUMEREVOLI MERITI E VIRTU'".
Un vegetariano è chi segue un'alimentazione senza prodotti animali.
~Lankavatara Sutra

"Se nessuno mangia carne, allora nessuno uccide gli esseri viventi per cibo... Le uccisioni sono per i compratori, allora i compratori sono come le uccisioni. Dunque, MANGIARE CARNE PUO' OSTRUIRE IL CAMMINO SACRO".
~Lankavatara Sutra


"Ora, in tale Sutra Lankavatara, ho detto, sempre è proibita ogni tipo di carne, senza eccezioni. Mahamati, proibisce il consumo di carne non solo per una volta, intendo sia PER IL PRESENTE E FUTURO: CONSUMARE CARNE E' PROIBITO".
~Lankavatara Sutra


"Mahamati, in futuro, ci saranno persone ignoranti che diranno che molti precetti buddhisti(vinaya) permettono di mangaire carne.
Amano i gusti delle carni per le abitudini del passato,
dicono tali parole per accordarsi alle loro visioni. Ma in realtà, I BUDDHA E I SAGGI NON HANNO MAI DETTO CHE LA CARNE è CIBO".
~Lankavatara Sutra



Come possiamo notare,l'alimentazione e' molto importante in india,per questo e' molto presente il vegetarismo,se non sbaglio dovrebbe essere la nazione col maggior numero di vegetariani,all'incirca il 40% del totale,nasce in India proprio per le origini ancestrali di una scienza sacra,una conoscenza che comprendeva anche e soprattutto l'alimentazione.Dopo numerose ricerche posso affermare con sicurezza che il sacrificio animale e umano nei riti e' stato aggiunto nelle religioni in seguito a causa di una corruzione dei vari culti,di fatti anche Buddha ammonisce ripetutamente che non bisogna mangiare animali,possiamo fare anche l'esempio della compassione la piu' alta qualita' dell'uomo,e come puo' essere compassionevole un uomo che mangia un altro essere vivente? 

Proseguendo con gli approfondimenti sul Lankavatara Sutra,riporto un articolo di seguito molto interessante:

Shantideva
dal Siksha-Samuccaya
(sul non mangiare la carne).

Quindi egli deve sostenersi nel corpo, ciò è sempre utile:
ma non con pesce o carne, perché ciò è proibito nel Lankavatara Sutra.
Infatti così è detto:
“Nessuna carne deve essere mangiata”; così dico al Bodhisattva pietoso: per il fatto della parentela; per il fatto che è sbagliato; per il fatto che è prodotta da seme e da sangue uterino.
Il devoto dovrebbe evitare la carne come una cosa impropria per le creature viventi.
Il devoto dovrebbe evitare sempre la carne, le cipolle, gli intossicanti di ogni genere, l’aglio di tutte le specie.
Dovrebbe evitare l’olio per le unzioni (cosmetiche); non dovrebbe dormire su letti con sostegni cavi o cavità o dove si possa mettere in pericolo creature viventi.
Per guadagno una creatura vivente è uccisa, dato che dei soldi sono ricavati dalla vendita della carne:
entrambi questi peccatori sono bruciati nell’Inferno di Raurava ed in altri inferni..
“E così via fino a ciò:
“ Colui che mangia carne, trasgredendo le parole del saggio, l’uomo dalla mente diabolica, per la distruzione dei due mondi, dopo essere stato consacrato nel “credo del Sakya”, quei peccatori vanno all’inferno più terribile; i mangiatori di carne sono bruciati negli inferni terribili come Raurava.
Carne libera dalle tre obiezioni, non preparata, non richiesta, non sollecitata, non esiste: quindi si non dovrebbe mangiare carne.
Un devoto non dovrebbe mangiare carne, azione biasimata da me e dai Buddha:
i membri di una famiglia che mangia carne putrefatta, si divorano l’un l’altro”.
Ed così via fino a ciò:
“ Con fetore di nocivo e abominevole, folle, egli è nato in una famiglia Candala o Pukkhasa, nelle basse caste, per innumerevoli volte. È nato da una femmina scostumata, in una famiglia mangiatrice di carne, è nato da un’orsa o da una gatta, da una povera disgraziata.
Nell’Hastikakshya, nel Nirvana, nell’Angulimàlika e nel Lankavatara Sutra, è biasimato il consumo di carne.
Dai Buddha e dai Bodhisattva e dalle persone religiose è biasimato; colui che la mangia, sempre rinascerà svergognato e pazzo.
Ma evitando coloro che mangiano carne, gli uomini rinascono fra i brahmini o in una famiglia di devoti e saranno intelligenti e ricchi.
Nel dubbio circa cose viste o sentite si dovrebbe evitare ogni tipo di carne;
i filosofi che appartengono ad una famiglia che mangia carne di carogne non capiscono nulla.
Come la passione sarebbe un ostacolo al risveglio, così lo sono cose come la carne o gli intossicanti.
Nel futuro, i mangiatori di carne, parlando delle afflizioni mentali, diranno che la carne è adeguata, senza vergogna, elogiata dai Buddha. Ma il Pio dovrebbe nutrirsi dei propri bocconi con moderazione, a malincuore, come un’utile cura, con il pensiero che essi siano come la carne del proprio figlio.
Chi dimora nella gentilezza ha sempre criticato questo alimento, (come) se ci si accompagnasse con leoni, tigri ed altre bestie feroci.
Di conseguenza non si dovrebbe mangiare carne, essa disturba la natura delle persone perché ostacola la liberazione e la giustizia: questo è l’operare del Nobile.
Scritto da Shantideva, dal Siksha-Samuccaya




LANKAVATARA SUTRA  

CAPITOLO OTTAVO

"Il consumo di carne.

Traduzione da Google.
Nota: Abbiamo tradotto noi,dalla versione in Inglese, il capito 8° del Lankavatara Sutra riguardante l'alimentazione,in quanto non presente nella versione tradotta in italiano del Professor D.T. Suzuki.


A quel tempo Mahamati il ​​Bodhisattva-Mahasattva chiese al Bhagavan in versi e ha di nuovo fatto una richiesta, dicendo: Ditemi, o Beato, Tathagata, Arhat, completamente Illuminato per quanto riguarda il merito e il vizio di mangiare carne, in tal modo io ed altri Bodhisattva-Mahasattva del presente e del futuro potranno insegnare il Dharma per far si che quegli esseri abbandonino la loro avidità di carne, che, sotto l'influenza della energia-abitudine che appartiene all'esistenza carnivoro, fortemente ha bisogno di carne alimentare. Questi carnivori abbandonando così il loro desiderio per la [sua] gusto cercherà il Dharma per il loro cibo e divertimento, e, per quanto riguarda tutti gli esseri, con amore, come se si trattasse di un figlio unico, si custodire grande compassione verso di loro. Coltivare [compassione], essi si disciplina nelle fasi di Bodhisattva e rapidamente essere svegliato in suprema illuminazione, o rimanere un po 'in fase di Sràvaka e pratyekabuddha, giungono sino a raggiungere il più alto stadio del Tathagata.
1 Il presente capitolo sul consumo di carne è un altro un'aggiunta posteriore al testo, che è stato probabilmente fatto prima del capitolo Ravana. Appare già nel Sung, ma delle tre versioni cinesi appare qui nella sua forma più breve, la percentuale essendo S = 1, T = 2, W = 3. E 'molto probabile che il consumo di carne è stato praticato più o meno tra i buddisti in precedenza, che è stato fatto oggetto di forti critiche da parte degli avversari.
Beato, anche quei filosofi che detengono dottrine erronee e sono dipendenti da punto di vista del Lokayata, come il dualismo di essere e non-essere, il nichilismo, e dell'eternalismo, vieterà il consumo di carne e si astenerra' dal mangiarlo. Quanto più, leader mondiale O, colui che promuove un gusto per la misericordia ed è completamente Illuminato, (245) perché non vietare nei suoi insegnamenti il ​​consumo di carne non solo a se stesso, ma anche ad altri? Infatti, lasciare che il Beato, che a cuore è pieno di compassione per il mondo intero, che considera tutti gli esseri come il suo unico figlio, e che possiede grande compassione in conformità con i suoi sentimenti simpatici, ci insegna riguardo al valore e vice di farine di carne mangiare, in modo che io e gli altri Bodhisattva-Mahasattva possono insegnare il Dharma.
Disse il Beato: Allora, Mahamati, ascolta bene e riflettere bene dentro di voi, io vi dirò.
Certo, o Beato, detto Mahamati il ​​Bodhisattva-Mahasattva e ha dato l'orecchio al Beato.
Il Beato disse questo a lui: per innumerevoli ragioni, Mahamati, il Bodhisattva, la cui natura è la compassione, non è quello di mangiare la carne, io li spiego: Mahamati, in questo lungo corso di trasmigrazione qui, non c'è un essere vivente che, dopo aver assunto la forma di un essere vivente, non è stata tua madre, o il padre, o il fratello, o sorella, o figlio, o figlia, o l'uno o l'altro, in vari gradi di parentela, e quando l'acquisizione di un'altra forma della vita può vivere come una bestia, come un animale domestico, come un uccello, o come un utero-nato, o come qualcosa di piedi in una qualche relazione a voi, [questo essere così] come può il Bodhisattva-Mahasattva che desidera avvicinarsi a tutti esseri viventi come se si fossero e praticare le Buddha-verità, mangiare la carne di qualsiasi essere vivente che è della stessa natura di se stesso? Anche, Mahamati, il Rakshasa, ascoltato il discorso del Tathagata sulla più alta essenza del Dharma, raggiunto il concetto di protezione [Buddismo], e, sentendo pietà, (246) si astiene dal mangiare la carne, quanto più coloro che amano il Dharma ! Così, Mahamati, ovunque ci sia l'evoluzione degli esseri viventi, permettere alle persone di amare il pensiero di parentela con loro, e, pensando che tutti gli esseri sono [di essere amato come se fossero] un figlio unico, lascia che astenersi dal mangiare carne. Quindi, con Bodhisattva la cui natura è la compassione, [di mangiare] carne è da evitare da lui. Anche in casi eccezionali, non è [compassionevole] di un Bodhisattva di buona reputazione di mangiare carne. La carne di un cane, un asino, un bufalo, un cavallo, un toro, o uomo, o qualsiasi altro [essere], Mahamati, che non è generalmente consumato dalla gente, è venduto sul ciglio della strada, come montone per amore del denaro , e quindi, Mahamati, il Bodhisattva non deve mangiare carne.
Per motivi di amore di purezza, Mahamati, il Bodhisattva dovrebbe astenersi dal mangiare carne, che è nato da sperma, sangue, ecc Per la paura di provocare terrore per gli esseri viventi, Mahamati, lasciare che il Bodhisattva che si sta disciplina per raggiungere la compassione, astenersi dal mangiare carne. Per illustrare, Mahamati: quando un cane vede, anche da lontano, un cacciatore, un paria, un pescatore, ecc, i cui desideri sono per il consumo di carne, che è terrorizzato dalla paura, pensando: "Sono morte-concessionari, saranno anche uccidermi. " Allo stesso modo, Mahamati, anche quelli minuscoli animali che vivono nell'aria, sulla terra e in acqua, vedere i mangiatori di carne a distanza, si percepiscono in loro, con il loro acuto senso dell'olfatto, (247) l'odore del Rakshasa e fuggiranno via da queste persone il più velocemente possibile, perché sono loro la minaccia di morte. Per questo motivo, Mahamati, lasciare che il Bodhisattva, che si sta disciplina, a rispettare in grande compassione, a causa dei suoi esseri viventi terrificanti, astenersi dal mangiare carne. Mahamati, carne che è stato utile a persone poco sagge è piena di cattivi odori e la sua alimentazione dà una cattiva reputazione che trasforma le persone sagge di distanza, lascia il ritornello Bodhisattva dal mangiare carne. Il cibo del saggio, Mahamati, è ciò che viene mangiato dai Rishi, ma non è fatto di carne e sangue. Pertanto, Mahamati, lasciare che il Bodhisattva astenersi dal mangiare carne.
Al fine di proteggere le menti di tutte le persone, Mahamati, lasciare che il Bodhisattva la cui natura è santo e chi è desideroso di evitare censura contro l'insegnamento del Buddha, astenersi dal mangiare carne. Per esempio, Mahamati, ci sono alcuni nel mondo che parlano male degli insegnamenti del Buddha, [dicevano] "Perché coloro che vivono la vita di un Sramana o un bramino rifiutare il cibo, come è stato apprezzato dal antichi Rishi, e come gli animali carnivori, che vivono nell'aria, sulla terra o in acqua? Perché vanno vagando per il mondo gli esseri viventi a fondo terrificanti, trascurando la vita di un Sramana e distruggere il voto di un bramino? Non c'è Dharma, non disciplina in loro. " Ci sono molte di queste persone che la pensano negativi che così parlano male degli insegnamenti del Buddha. Per questo motivo, Mahamati, al fine di proteggere le menti di tutte le persone, (248) lasciare che il Bodhisattva la cui natura è piena di pietà e che è desideroso di evitare censura contro l'insegnamento del Buddha, astenersi dal mangiare carne.
Mahamati, vi è generalmente un odore offensivo a un cadavere, che va contro la natura, quindi, lasciare che il ritornello Bodhisattva dal mangiare carne. Mahamati, quando la carne viene bruciato, che si tratti di quella di un morto o di un altro animale, non vi è alcuna distinzione in odore. Quando la carne di entrambi i tipi è bruciato, l'odore emesso è altrettanto nocivo. Pertanto, Mahamati, lasciare che il Bodhisattva, che è sempre desideroso di purezza nella sua disciplina, del tutto astenersi dal mangiare carne.
Mahamati, quando figli e figlie di buona famiglia, che desiderano esercitare se stessi in varie discipline, come il raggiungimento di un cuore compassionevole, il possesso di una formula magica, o il perfezionamento della conoscenza magica, o partire per un pellegrinaggio al Mahayana, ritirarsi in un cimitero, o di un deserto, o una foresta, dove i demoni si riuniscono o frequentemente approccio, o quando tentano di sedersi su un divano o di una sede per l'esercizio, ma sono ostacolate [a causa del loro consumo di carne] di guadagnare poteri magici o di ottenere l'emancipazione. Mahamati, visto che in tal modo non ci sono ostacoli al compimento di tutte le pratiche, lasciare che il Bodhisattva, che è desideroso di beneficiare se stesso e gli altri, del tutto astenersi dal mangiare carne.
Come anche la vista di forme oggettive suscita il desiderio di gustare il loro sapore delizioso, lasciare che il Bodhisattva, la cui natura è peccato e che per quanto riguarda tutti gli esseri come il suo unico figlio, del tutto astenersi dal mangiare carne. (249) Riconoscendo che la sua bocca odori più odioso, anche se vivere questa vita, lasciare che il Bodhisattva la cui natura è la pietà, del tutto astenersi dal mangiare carne.
[Il mangiatore di carne] dorme disagio e quando si sveglia è in difficoltà. Sogna di terribili eventi, che fa sorgere il suo i capelli in testa. Si è lasciato solo in una capanna vuota, egli conduce una vita solitaria, e il suo spirito è preso dai demoni. Spesso egli è colpito dal terrore, trema senza sapere perché, non vi è alcuna regolarità nel mangiare, non è mai soddisfatto. Nel suo eating1 non sa mai che cosa si intende per gusto proprio, la digestione, e nutrimento. Le sue visceras sono pieni di vermi e creature impure altri porto la causa della lebbra. Egli cessa di intrattenere tutti i pensieri di avversione nei confronti di tutte le malattie. Quando insegno a considerare il cibo come se fosse mangiare la carne del proprio figlio, o di prendere un farmaco, come posso permettere miei discepoli, Mahamati, a mangiare alimenti costituiti da carne e sangue, che è gratificante per il saggio, ma è in ira dai saggi, che porta molti mali e tiene lontano molti meriti, e che non è stato offerto ai Rishi ed è del tutto inadeguato?
1 Cancellare pitakhadita (linea 7).
Ora, Mahamati, il cibo che hanno permesso [miei discepoli a prendere] è gratificante per tutte le persone, ma è saggio evitare il saggio, è produttiva di molti meriti, si tiene lontano molti mali, ed è stato prescritto dagli antichi Rishi . (250) Si compone di riso, orzo, grano, fagioli, fagioli, lenticchie, ecc, burro chiarificato, olio, miele, melassa, sciroppo di melassa, zucchero di canna, zucchero grossolano, ecc cibi preparati con questi è cibo adeguato. Mahamati, ci possono essere alcune persone irrazionali, in futuro, che discriminano e stabilire nuove regole di disciplina morale, e che, sotto l'influenza della energia-abitudine appartenenti alle razze carnivore, sarà avidamente desiderare il gusto [di carne]: si non è per queste persone che il cibo di cui sopra è prescritto. Mahamati, questo è il cibo esorto per i Bodhisattva-Mahasattva che hanno fatto offerte al Buddha precedente, che hanno piantato radici di bontà, che sono in possesso della fede, privi di discriminazione, che sono a tutti gli uomini e le donne appartenenti alla famiglia Sakya , che sono figli e figlie di buona famiglia, che non hanno attaccamento al corpo, la vita e la proprietà, che non lo fanno prelibatezze desiderare non sono per nulla avido, che essendo il desiderio compassionevole di abbracciare tutti gli esseri viventi come loro propria persona, e che riguardano tutti gli esseri con affetto come se fosse un figlio unico.
Molto tempo fa, in passato, Mahamati, viveva un re il cui nome era Simhasaudasa. La sua passione eccessiva per la carne, la sua avidità da servire con essa, (251) ha stimolato il suo gusto per esso al più alto grado in modo che [anche] mangiavano carne umana. In conseguenza di ciò è stato alienato dalla società dei suoi amici, consulenti, parenti, parenti, per non parlare dei suoi concittadini e connazionali. Di conseguenza ha dovuto rinunciare al suo trono e il dominio e di soffrire grandi calamità a causa della sua passione per la carne.
Mahamati, anche Indra che ha ottenuto la sovranità su gli dei avevano una volta per assumere la forma di un falco a causa della sua energia-abitudine di mangiare carne per il cibo in una vita precedente, ha poi inseguito Visvakarma che appare sotto le spoglie di un piccione, che aveva così di mettersi sulla bilancia. Re pietà sentimento Sivi per gli innocenti [piccione dovuto sacrificare se stesso per il falco e quindi] a soffrire un grande dolore. Anche un dio che si è fatto il potente Indra, dopo aver attraversato molti una nascita, Mahamati, rischia di portare sfortuna sia su di sé e gli altri, quanto più coloro che non sono Indra!
Mahamati, c'era un altro king 1 che è stato portato via dal suo cavallo in una foresta. Dopo aver girato in esso, ha commesso azioni malvagie con una leonessa senza paura per la sua vita, ei bambini sono nati per lei. A causa della loro discendenti dall'unione con una leonessa, (252) i figli reali sono stati chiamati i Spotted-Feet, ecc a causa della loro malvagità energia-abitudine in passato, quando il cibo era carne, mangiavano carne anche [dopo diventando] re, e, Mahamati, in questa vita hanno vissuto in un villaggio chiamato Kutiraka ("sette capanne"), e perché erano troppo attaccati e dedicata a mangiare carne hanno dato vita a Daka e Dakini che erano mangiatori terribili umana carne. Nella vita di trasmigrazione, Mahamati, quelle tali cadere nelle grembo di tali eccessivi carne divora creature, come il leone, la tigre, pantera, lupo, iena, gatto selvatico, sciacallo, gufo, ecc cadranno nella grembi di Rakshasa ancora più avidamente carne divora e ancor più terribili. Rientrano in tale, sarà con difficoltà che si possono mai ottenere un utero umano, quanto più Nirvana [difficile] raggiungere!
1 Il testo ha tutto questo al plurale.
Come questi, Mahamati, sono i mali di mangiare carne, quanto più numerosi [male] qualità che nascono dalle menti perverse di quelle destinate allo [mangiare carne] 1. E, Mahamati, gli ignoranti e gli ingenui non sono a conoscenza di tutto questo e di altri mali ed i meriti [in relazione a mangiare carne]. Io vi dico, Mahamati, che vedendo questi mali ed i meriti del Bodhisattva la cui natura è peccato deve non mangiare carne.
Se, Mahamati, la carne non viene mangiato da chiunque, per qualsiasi motivo, non ci sarà distruttore della vita. Mahamati, nella maggior parte dei casi (253) la macellazione di esseri viventi innocenti è fatto per orgoglio e molto raramente per altre cause. Anche se niente di speciale, si può dire di mangiare la carne di creature viventi, come gli animali e gli uccelli, ahimè, Mahamati, che una dipendente da l'amore di [carne] gusto dovrebbe mangiare carne umana! Mahamati, nella maggior parte dei casi le reti e altri dispositivi sono preparati in luoghi diversi da persone che hanno perso il loro senso a causa della loro appetito per la carne, il gusto, e le vittime innocenti in tal modo molti sono distrutti per il bene del prezzo [portano in] ​​- come gli uccelli, Kaurabhraka, Kaivarta, ecc, che si muovono su in aria, a terra e in acqua. Ci sono anche alcuni, Mahamati, che sono come Rakshasa duri di cuore e utilizzato per crudeltà praticanti, 2who, essendo così privo di compassione, sarebbe ora e poi guardare gli esseri viventi come significato per il cibo e la distruzione, non la compassione è risvegliato in loro.
1 Sia T'ang e Wei hanno qui una frase del seguente tenore: "Coloro che non mangiano carne di acquisire una grande somma di merito."
2 Secondo T'ang.
Non è vero, Mahamati, che la carne è il cibo giusto e ammissibile per la Sravaka quando [la vittima] non è stato ucciso da solo, quando non ha ordinato di uccidere gli altri, quando non è stato appositamente pensato per lui. Anche in questo caso, Mahamati, ci possono essere alcune persone unwitted nel tempo futuro, che, iniziando a condurre la vita senza fissa dimora secondo il mio insegnamento, sono riconosciuti come figli del Sakya, e portare la veste Kashaya su di loro come un distintivo, ma che sono nel pensiero malignamente influenzato da ragionamenti errati. Possono parlare varie discriminazioni che fanno nella loro disciplina morale, essere dipendente alla vista di un'anima personale. Essere sotto l'influenza della sete di [carne] gusto, si stringa insieme in vari modi (254) alcuni sofisticati argomenti per difendere il consumo di carne. Pensano che mi stanno dando una calunnia senza precedenti quando si discriminano e parlare di fatti che sono in grado di varie interpretazioni. Immaginare che questo fatto permette questa interpretazione, [essi concludono che] la carne Beato permessi come cibo vero e proprio, e che è menzionato tra cibi permessi e che, probabilmente, il Tathagata si partecipava di esso. Ma, Mahamati, in nessuna parte dei sutra è la carne consentito a qualcosa di piacevole, né si parla di vero e proprio tra i cibi prescritti [per i seguaci del Buddha].
Se, tuttavia, Mahamati, ho avuto la mente per consentire [mangiare carne], o se ho detto che era adeguata per il Sràvaka [di mangiare carne], non avrebbe vietato, non mi proibisco, ail mangiare carne per questi Yogi, i figli e le figlie di buona famiglia, che, desiderosi di nutrire l'idea che tutti gli esseri sei per loro come un figlio unico, sono in possesso di compassione, contemplazione pratica, la mortificazione, e sono in viaggio verso il Mahayana. E, Mahamati, non il divieto di mangiare qualsiasi tipo di carne è qui dato a tutti i figli e le figlie di buona famiglia, che si tratti di cimitero-asceti di foresta-asceti, o yogi che praticano gli esercizi, se lo desiderano, il Dharma e sono sulla strada per la padronanza di qualsiasi veicolo, e di essere in possesso di compassione, concepire l'idea di considerare tutti gli esseri come un figlio unico, al fine di raggiungere la fine della loro disciplina.
(255) Nei testi canonici qua e là il processo di disciplina si sviluppa in sequenza ordinata come una scala a salire passo dopo passo, e si unì a un altro in modo regolare e metodica, dopo aver spiegato ogni punto di carni ottenute in queste circostanze specifiche non è interdicted.1 Inoltre, un divieto di dieci volte è dato per quanto riguarda la carne di animali rinvenuti morti da soli. Ma nel sutra presente tutto [mangiare carne] in qualsiasi forma, in qualsiasi modo e in qualsiasi luogo, è incondizionatamente e una volta per tutte, vietato per tutti. Così, Mahamati, mangiare la carne non ho permesso a nessuno, non lo permetto, non lo permetterò. Mangiare la carne, vi dico, Mahamati, non è corretto per i monaci senza fissa dimora. Ci possono essere alcuni, Mahamati, che avrebbe detto che la carne è stata mangiata dal Tathagata pensando che questo lo avrebbe calunniano. Tali persone unwitted come queste, Mahamati, seguiranno il corso male del proprio karma-ostacolo, e cadrà in queste regioni in cui sono passati lunghe notti senza fini di lucro e senza felicità. Mahamati, gli Sràvaka nobili non mangiare il cibo assunto correttamente [ordinarie] uomini, tanto meno il cibo di carne e sangue, che è del tutto improprio. Mahamati, il cibo per i miei Sràvaka, Pratyekabuddha, e Bodhisattva è il Dharma e non flesh2-alimentare, quanto più il Tathagata! Il Tathagata è il Dharmakaya, Mahamati, egli rimane nella Dharma come cibo, il suo non è un corpo si nutrono di carne, che non dimora in alcun carne cibo. Ha espulso l'energia-abitudine di sete e del desiderio che sostengono tutta l'esistenza, egli tiene lontano l'energia-abitudine di tutte le passioni malvagie, egli è completamente emancipato nella mente e la conoscenza, è l'All-conoscitore, (256) è tutto -veggente, egli considera tutti gli esseri imparziale come un figlio unico, è un grande cuore compassionevole. Mahamati, con il pensiero di un figlio unico per tutti gli esseri, come posso, come me, permettere ai Sràvaka di mangiare la carne del proprio figlio? Quanto meno io lo mangia! Che ho permesso alle Sràvaka come me di prendere parte [mangiare carne], Mahamati, non ha alcun fondamento qualunque.
Così si dice:
1. Liquore, carne, e le cipolle sono da evitare, Mahamati, il Bodhisattva-Mahasattva e coloro che sono Victor-eroi.
1 Il testo nella sua forma attuale richiede una spiegazione più completa.
2 Amisra (mista) in T'ang.
2. La carne non è bene il saggio: ha un odore nauseabondo, che provoca una cattiva reputazione, è cibo per la carnivora, io say1 questo, Mahamati, non si mangia.
3. A coloro che mangiano [carni] non ci sono effetti negativi, a quelli che non lo fanno, meriti, Mahamati, si dovrebbe sapere che i mangiatori di carne portare effetti negativi su se stessi.
4. Lasciate che il ritornello Yogi dal mangiare carne come nasce di se stesso, come [di mangiare] comporta trasgressione, come [carne] è prodotto di sperma e sangue, e come [l'uccisione degli animali] terrore cause agli esseri viventi.
5. Lasciate che lo Yogi sempre astenersi dalla carne, cipolle, vari tipi di liquori, allium, e aglio.
6. Non ungere il corpo con olio di sesamo, non dormire su un letto, forata con punte, (257) per gli esseri viventi che trovano il loro rifugio nelle cavità e nei luoghi in cui non ci sono cavità può essere terribilmente frightened.2
7. Da mangiare [carni] arroganza nasce, dal numero arroganza erronea immaginazione, e dalla fantasia nasce l'avidità, e per questo motivo si astengano dal mangiare [carne].
8. Da immaginazione, l'avidità è nato, e dalla cupidigia la mente lo stupefatto, non c'è attaccamento alla stupore, e non c'è emancipazione dalla nascita [e la morte].
9. Per profitto esseri senzienti sono distrutti, prezzo la carne viene pagata, sono entrambi malfattori e [l'atto] matura negli inferni chiamato Raurava (urlando), ecc
10. Colui che mangia carne, violazione di domicilio contro le parole del Muni, è malvagio, egli è indicato negli insegnamenti del Sakya, come il distruttore del benessere dei due mondi.
11. Quei malvagi vanno all'inferno più orribile, mangiatori di carne sono maturata nel inferni formidabile come Raurava, ecc
12. Non c'è carne deve essere considerata come pura in tre modi: non premeditato, non ha chiesto, e non spinto, pertanto, astenersi dal mangiare carne.
1 Brumi, anziché bruhi come nel testo.
2 Incomprensibile per quanto riguarda il traduttore può vedere.
13. Che non lo Yogi mangiare carne, è vietato da me e dai Buddha; quegli esseri senzienti che si alimentano a vicenda sarà rinascere tra gli animali carnivori.
14. [Il mangiatore di carne] è maleodorante, sprezzante, e nato privo di intelligenza, (258) egli sarà nato di nuovo e di nuovo tra le famiglie del Candala, il Pukkasa, e il Domba.
15. Dal grembo di Dakini che nascerà nella famiglia carnivori ', e poi nel grembo di una Rakshasi e un gatto, lui appartiene alla classe più bassa degli uomini.
16. Mangiare la carne viene respinto da me in sutra come il Hastikakshya, il Mahamegha, il Nirvana, la Anglimalika, e il Lankavatara.
17. [Meat-eating] è condannato dal Buddha, Bodhisattva, e Sràvaka, se uno divora [carne] su spudoratezza sarà sempre privo di senso.
18. Colui che evita la carne, ecc, nascerà, a causa di questo fatto, nella famiglia dei bramini o dei Yogi, dotato di conoscenza e ricchezza.
19. E l'uno evitare ogni consumo di carne [tutto quello che può dire] testimoni, udire, e sospettando, questi theorisers nati in una famiglia di carnivori non capire questo.
20. Poiché l'avidità è l'ostacolo alla emancipazione, lo sono anche mangiare carne, liquori, ecc, ostacoli.
21. Ci possono essere nel tempo a venire le persone che fanno commenti sciocchi su mangiare carne, dicendo: "La carne è proprio da mangiare, ineccepibile, e consentito dal Buddha."
22. Mangiare carne è un farmaco, ancora una volta, è come la carne di un bambino, (259) seguire la corretta misura e di essere contrario [alla carne, e quindi] lasciare che il Yogi fare per chiedere l'elemosina.
23. [Meat-eating] è vietato da me in tutto il mondo e per tutto il tempo per coloro che sono in costante compassione, [colui che mangia la carne] nascerà nello stesso luogo come il leone, la tigre, il lupo, ecc
24. Pertanto, non mangiare carne che farà sì che il terrore tra le persone, perché ostacola la verità di emancipazione; [di non mangiare carne] questo è il segno del saggio.


Qui finisce il capitolo ottavo, "Il consumo di carne," dal Lankavatara, l'essenza dell'insegnamento di tutto l'Buddhas.
Nota: Nella traduzione italiana del Lankavatara Sutra è stato tolto il capitolo 8° riguardante l'alimentazione.



Here Ends the Eighth Chapter, "On Meat-eating," from the Lankavatara, the Essence of the Teaching of All the Buddhas.1



The Lankavatara Sutra
A Mahayana Text

Translated for the first time from
the original Sanskrit by
Daisetz Teitaro Suzuki  



FONTE: LANKAVATARA SUTRA VERSIONE IN INGLESE http://lirs.ru/do/lanka_eng/lanka-nondiacritical.htm

Testo dell'originale in versione inglese,comprensivo dell'ottavo capitolo sull'alimentazione.

capitolo ottavo del Lankavatara Sutra




Un testo Mahayana



Tradotto per la prima volta dal 
sanscrito originale da 

Daisetz Teitaro Suzuki



(244) At that time Mahamati the Bodhisattva-Mahasattva asked the Blessed One in verse and again made a request, saying: Pray tell me, Blessed One, Tathagata, Arhat, Fully-Enlightened One regarding the merit and vice of meat-eating; thereby I and other Bodhisattva-Mahasattvas of the present and future may teach the Dharma to make those beings abandon their greed for meat, who, under the influence of the habit-energy belonging to the carnivorous existence, strongly crave meat-food. These meat-eaters thus abandoning their desire for [its] taste will seek the Dharma for their food and enjoyment, and, regarding all beings with love as if they were an only child, will cherish great compassion towards them. Cherishing [great compassion], they will discipline themselves at the stages of Bodhisattvahood and will quickly be awakened in supreme enlightenment; or staying a while at the stage of Sravakahood and Pratyekabuddhahood, they will finally reach the highest stage of Tathagatahood.

1 This chapter on meat-eating is another later addition to the text, which was probably done earlier than the Ravana chapter. It already appears in the Sung, but of the three Chinese versions it appears here in its shortest form, the proportion being S = 1, T = 2, W = 3. It is quite likely that meat-eating was practised more or less among the earlier Buddhists, which was made a subject of severe criticism by their opponents. The Buddhists at the time of the Lankavatara did not like it, hence this addition in which an apologetic tone is noticeable.

Blessed One, even those philosophers who hold erroneous doctrines and are addicted to the views of the Lokayata such as the dualism of being and non-being, nihilism, and eternalism, will prohibit meat-eating and will themselves refrain from eating it. How much more, O World Leader, he who promotes one taste for mercy and is the Fully-Enlightened One; (245) why not prohibit in his teachings the eating of flesh not only by himself but by others? Indeed, let the Blessed One who at heart is filled with pity for the entire world, who regards all beings as his only child, and who possesses great compassion in compliance with his sympathetic feelings, teach us as to the merit and vice of meat-eating, so that I and other Bodhisattva-Mahasattvas may teach the Dharma.

Said the Blessed One: Then, Mahamati, listen well and reflect well within yourself; I will tell you.

Certainly, Blessed One; said Mahamati the Bodhisattva-Mahasattva and gave ear to the Blessed One.

The Blessed One said this to him: For innumerable reasons, Mahamati, the Bodhisattva, whose nature is compassion, is not to eat any meat; I will explain them: Mahamati, in this long course of transmigration here, there is not one living being that, having assumed the form of a living being, has not been your mother, or father, or brother, or sister, or son, or daughter, or the one or the other, in various degrees of kinship; and when acquiring another form of life may live as a beast, as a domestic animal, as a bird, or as a womb-born, or as something standing in some relationship to you; [this being so] how can the Bodhisattva-Mahasattva who desires to approach all living beings as if they were himself and to practise the Buddha-truths, eat the flesh of any living being that is of the same nature as himself? Even, Mahamati, the Rakshasa, listening to the Tathagata's discourse on the highest essence of the Dharma, attained the notion of protecting [Buddhism], and, feeling pity, (246) refrains from eating flesh; how much more those who love the Dharma! Thus, Mahamati, wherever there is the evolution of living beings, let people cherish the thought of kinship with them, and, thinking that all beings are [to be loved as if they were] an only child, let them refrain from eating meat. So with Bodhisattvas whose nature is compassion, [the eating of] meat is to be avoided by him. Even in exceptional cases, it is not [compassionate] of a Bodhisattva of good standing to eat meat. The flesh of a dog, an ass, a buffalo, a horse, a bull, or man, or any other [being], Mahamati, that is not generally eaten by people, is sold on the roadside as mutton for the sake of money; and therefore, Mahamati, the Bodhisattva should not eat meat.

For the sake of love of purity, Mahamati, the Bodhisattva should refrain from eating flesh which is born of semen, blood, etc. For fear of causing terror to living beings, Mahamati, let the Bodhisattva who is disciplining himself to attain compassion, refrain from eating flesh. To illustrate, Mahamati: When a dog sees, even from a distance, a hunter, a pariah, a fisherman, etc., whose desires are for meat-eating, he is terrified with fear, thinking, "They are death-dealers, they will even kill me." In the same way, Mahamati, even those minute animals that are living in the air, on earth, and in water, seeing meat-eaters at a distance, will perceive in them, by their keen sense of smell, (247) the odour of the Rakshasa and will run away from such people as quickly as possible; for they are to them the threat of death. For this reason, Mahamati, let the Bodhisattva, who is disciplining himself, to abide in great compassion, because of its terrifying living beings, refrain from eating meat. Mahamati, meat which is liked by unwise people is full of bad smell and its eating gives one a bad reputation which turns wise people away; let the Bodhisattva refrain from eating meat. The food of the wise, Mahamati, is what is eaten by the Rishis; it does not consist of meat and blood. Therefore, Mahamati, let the Bodhisattva refrain from eating meat.

In order to guard the minds of all people, Mahamati, let the Bodhisattva whose nature is holy and who is desirous of avoiding censure on the teaching of the Buddha, refrain from eating meat. For instance, Mahamati, there are some in the world who speak ill of the teaching of the Buddha; [they would say,] "Why are those who are living the life of a Sramana or a Brahmin reject such food as was enjoyed by the ancient Rishis, and like the carnivorous animals, living in the air, on earth, or in the water? Why do they go wandering about in the world thoroughly terrifying living beings, disregarding the life of a Sramana and destroying the vow of a Brahmin? There is no Dharma, no discipline in them." There are many such adverse-minded people who thus speak ill of the teaching of the Buddha. For this reason, Mahamati, in order to guard the minds of all people, (248) let the Bodhisattva whose nature is full of pity and who is desirous of avoiding censure on the teaching of the Buddha, refrain from eating meat.

Mahamati, there is generally an offensive odour to a corpse, which goes against nature; therefore, let the Bodhisattva refrain from eating meat. Mahamati, when flesh is burned, whether it be that of a dead man or of some other living creature, there is no distinction in the odour. When flesh of either kind is burned, the odour emitted is equally noxious. Therefore, Mahamati, let the Bodhisattva, who is ever desirous of purity in his discipline, wholly refrain from eating meat.

Mahamati, when sons or daughters of good family, wishing to exercise themselves in various disciplines such as the attainment of a compassionate heart, the holding a magical formula, or the perfecting of magical knowledge, or starting on a pilgrimage to the Mahayana, retire into a cemetery, or to a wilderness, or a forest, where demons gather or frequently approach; or when they attempt to sit on a couch or a seat for the exercise; they are hindered [because of their meat-eating] from gaining magical powers or from obtaining emancipation. Mahamati, seeing that thus there are obstacles to the accomplishing of all the practices, let the Bodhisattva, who is desirous of benefiting himself as well as others, wholly refrain from eating meat.

As even the sight of objective forms gives rise to the desire for tasting their delicious flavour, let the Bodhisattva, whose nature is pity and who regards all beings as his only child, wholly refrain from eating meat. (249) Recognising that his mouth smells most obnoxiously, even while living this life, let the Bodhisattva whose nature is pity, wholly refrain from eating meat.

[The meat-eater] sleeps uneasily and when awakened is distressed. He dreams of dreadful events, which makes his hair rise on end. He is left alone in an empty hut; he leads a solitary life; and his spirit is seized by demons. Frequently he is struck with terror, he trembles without knowing why, there is no regularity in his eating, he is never satisfied. In his eating1 he never knows what is meant by proper taste, digestion, and nourishment. His visceras are filled with worms and other impure creatures and harbour the cause of leprosy. He ceases to entertain any thoughts of aversion towards all diseases. When I teach to regard food as if it were eating the flesh of one's own child, or taking a drug, how can I permit my disciples, Mahamati, to eat food consisting of flesh and blood, which is gratifying to the unwise but is abhorred by the wise, which brings many evils and keeps away many merits; and which was not offered to the Rishis and is altogether unsuitable?

1 Delete pitakhadita (line 7).

Now, Mahamati, the food I have permitted [my disciples to take] is gratifying to all wise people but is avoided by the unwise; it is productive of many merits, it keeps away many evils; and it has been prescribed by the ancient Rishis. (250) It comprises rice, barley, wheat, kidney beans, beans, lentils, etc., clarified butter, oil, honey, molasses, treacle, sugar cane, coarse sugar, etc.; food prepared with these is proper food. Mahamati, there may be some irrational people in the future who will discriminate and establish new rules of moral discipline, and who, under the influence of the habit-energy belonging to the carnivorous races, will greedily desire the taste [of meat]: it is not for these people that the above food is prescribed. Mahamati, this is the food I urge for the Bodhisattva-Mahasattvas who have made offerings to the previous Buddhas, who have planted roots of goodness, who are possessed of faith, devoid of discrimination, who are all men and women belonging to the Sakya family, who are sons and daughters of good family, who have no attachment to body, life, and property, who do not covet delicacies, are not at all greedy, who being compassionate desire to embrace all living beings as their own person, and who regard all beings with affection as if they were an only child.

Long ago in the past, Mahamati, there lived a king whose name was Simhasaudasa. His excessive fondness for meat, his greed to be served with it, (251) stimulated his taste for it to the highest degree so that he [even] ate human flesh. In consequence of this he was alienated from the society of his friends, counsellors, kinsmen, relatives, not to speak of his townsmen and countrymen. In consequence he had to renounce his throne and dominion and to suffer great calamities because of his passion for meat.

Mahamati, even Indra who obtained sovereignty over the gods had once to assume the form of a hawk owing to his habit-energy of eating meat for food in a previous existence; he then chased Visvakarma appearing in the guise of a pigeon, who had thus to place himself on the scale. King Sivi feeling pity for the innocent [pigeon had to sacrifice himself to the hawk and thus] to suffer great pain. Even a god who became Indra the Powerful, after going through many a birth, Mahamati, is liable to bring misfortune both upon himself and others; how much more those who are not Indra!

Mahamati, there was another king1 who was carried away by his horse into a forest. After wandering about in it, he committed evil deeds with a lioness out of fear for his life, and children were born to her. Because of their descending from the union with a lioness, (252) the royal children were called the Spotted-Feet, etc. On account of their evil habit-energy in the past when their food had been flesh, they ate meat even [after becoming] king, and, Mahamati, in this life they lived in a village called Kutiraka ("seven huts"), and because they were excessively attached and devoted to meat-eating they gave birth to Dakas and Dakinis who were terrible eaters of human flesh. In the life of transmigration, Mahamati, such ones will fall into the wombs of such excessive flesh-devouring creatures as the lion, tiger, panther, wolf, hyena, wild-cat, jackal, owl, etc.; they will fall into the wombs of still more greedily flesh-devouring and still more terrible Rakshasas. Falling into such, it will be with difficulty that they can ever obtain a human womb; how much more [difficult] attaining Nirvana!

1 The text has all this in the plural.

Such as these, Mahamati, are the evils of meat-eating; how much more numerous [evil] qualities that are born of the perverted minds of those devoted to [meat-eating]1. And, Mahamati, the ignorant and simple-minded are not aware of all this and other evils and merits [in connection with meat-eating]. I tell you, Mahamati, that seeing these evils and merits the Bodhisattva whose nature is pity should eat no meat.

If, Mahamati, meat is not eaten by anybody for any reason, there will be no destroyer of life. Mahamati, in the majority of cases (253) the slaughtering of innocent living beings is done for pride and very rarely for other causes. Though nothing special may be said of eating the flesh of living creatures such as animals and birds, alas, Mahamati, that one addicted to the love of [meat-] taste should eat human flesh! Mahamati, in most cases nets and other devices are prepared in various places by people who have lost their sense on account of their appetite for meat-taste, and thereby many innocent victims are destroyed for the sake of the price [they bring in]—such as birds, Kaurabhraka, Kaivarta, etc., that are moving about in the air, on land, and in water. There are even some, Mahamati, who are like Rakshasas hard-hearted and used to practising cruelties, 2who, being so devoid of compassion, would now and then look at living beings as meant for food and destruction— no compassion is awakened in them.

1 Both T'ang and Wei have here a sentence to the following effect: "Those who do not eat meat acquire a large sum of merit."

2 According to T'ang.

It is not true, Mahamati, that meat is proper food and permissible for the Sravaka when [the victim] was not killed by himself, when he did not order others to kill it, when it was not specially meant for him. Again, Mahamati, there may be some unwitted people in the future time, who, beginning to lead the homeless life according to my teaching, are acknowledged as sons of the Sakya, and carry the Kashaya robe about them as a badge, but who are in thought evilly affected by erroneous reasonings. They may talk about various discriminations which they make in their moral discipline, being addicted to the view of a personal soul. Being under the influence of the thirst for [meat-] taste, they will string together in various ways (254) some sophistic arguments to defend meat-eating. They think they are giving me an unprecedented calumny when they discriminate and talk about facts that are capable of various interpretations. Imagining that this fact allows this interpretation, [they conclude that] the Blessed One permits meat as proper food, and that it is mentioned among permitted foods and that probably the Tathagata himself partook of it. But, Mahamati, nowhere in the sutras is meat permitted as something enjoyable, nor it is referred to as proper among the foods prescribed [for the Buddha's followers].

If however, Mahamati, I had the mind to permit [meat-eating], or if I said it was proper for the Sravakas [to eat meat], I would not have forbidden, I would not forbid, ail meat-eating for these Yogins, the sons and daughters of good family, who, wishing to cherish the idea that all beings are to them like an only child, are possessed of compassion, practise contemplation, mortification, and are on their way to the Mahayana. And, Mahamati, the interdiction not to eat any kind of meat is here given to all sons and daughters of good family, whether they are cemetery-ascetics of forest-ascetics, or Yogins who are practising the exercises, if they wish the Dharma and are on the way to the mastery of any vehicle, and being possessed of compassion, conceive the idea of regarding all beings as an only child, in order to accomplish the end of their discipline.

(255) In the canonical texts here and there the process of discipline is developed in orderly sequence like a ladder going up step by step, and one joined to another in a regular and methodical manner; after explaining each point meat obtained in these specific circumstances is not interdicted.1 Further, a tenfold prohibition is given as regards the flesh of animals found dead by themselves. But in the present sutra all [meat-eating] in any form, in any manner, and in any place, is unconditionally and once for all, prohibited for all. Thus, Mahamati, meat-eating I have not permitted to anyone, I do not permit, I will not permit. Meat-eating, I tell you, Mahamati, is not proper for homeless monks. There may be some, Mahamati, who would say that meat was eaten by the Tathagata thinking this would calumniate him. Such unwitted people as these, Mahamati, will follow the evil course of their own karma-hindrance, and will fall into such regions where long nights are passed without profit and without happiness. Mahamati, the noble Sravakas do not eat the food taken properly by [ordinary] men, how much less the food of flesh and blood, which is altogether improper. Mahamati, the food for my Sravakas, Pratyekabuddhas, and Bodhisattvas is the Dharma and not flesh2-food; how much more the Tathagata! The Tathagata is the Dharmakaya, Mahamati; he abides in the Dharma as food; his is not a body feeding on flesh; he does not abide in any flesh-food. He has ejected the habit-energy of thirst and desire which sustain all existence; he keeps away the habit-energy of all evil passions; he is thoroughly emancipated in mind and knowledge; he is the All-knower; (256) he is All-seer; he regards all beings impartially as an only child; he is a great compassionate heart. Mahamati, having the thought of an only child for all beings, how can I, such as I am, permit the Sravakas to eat the flesh of their own child? How much less my eating it! That I have permitted the Sravakas as well as myself to partake of [meat-eating], Mahamati, has no foundation whatever.

So it is said:

1. Liquor, meat, and onions are to be avoided, Mahamati, by the Bodhisattva-Mahasattvas and those who are Victor-heroes.

1 The text as it stands requires fuller explanation.

2 Amisra (mixed) in T'ang.

2. Meat is not agreeable to the wise: it has a nauseating odour, it causes a bad reputation, it is food for the carnivorous; I say1 this, Mahamati, it is not to be eaten.

3. To those who eat [meat] there are detrimental effects, to those who do not, merits; Mahamati, you should know that meat-eaters bring detrimental effects upon themselves.

4. Let the Yogin refrain from eating flesh as it is born of himself, as [the eating] involves transgression, as [flesh] is produced of semen and blood, and as [the killing of animals] causes terror to living beings.

5. Let the Yogin always refrain from meat, onions, various kinds of liquor, allium, and garlic.

6. Do not anoint the body with sesamum oil; do not sleep on a bed, perforated with spikes; (257) for the living beings who find their shelter in the cavities and in places where there are no cavities may be terribly frightened.2

7. From eating [meat] arrogance is born, from arrogance erroneous imaginations issue, and from imagination is born greed; and for this reason refrain from eating [meat].

8. From imagination, greed is born, and by greed the mind it stupefied; there is attachment to stupefaction, and there is no emancipation from birth [and death].

9. For profit sentient beings are destroyed, for flesh money is paid out, they are both evil-doers and [the deed] matures in the hells called Raurava (screaming), etc.

10. One who eats flesh, trespassing against the words of the Muni, is evil-minded; he is pointed out in the teachings of the Sakya as the destroyer of the welfare of the two worlds.

11. Those evil-doers go to the most horrifying hell; meat-eaters are matured in the terrific hells such as Raurava, etc.

12. There is no meat to be regarded as pure in three ways: not premeditated, not asked for, and not impelled; therefore, refrain from eating meat.

1 Brumi, instead of bruhi as in the text.

2 Unintelligible as far as the translator can see.

13. Let not the Yogin eat meat, it is forbidden by myself as well as by the Buddhas; those sentient beings who feed on one another will be reborn among the carnivorous animals.

14. [The meat-eater] is ill-smelling, contemptuous, and born deprived of intelligence; (258) he will be born again and again among the families of the Candala, the Pukkasa, and the Domba.

15. From the womb of Dakini he will be born in the meat-eaters' family, and then into the womb of a Rakshasi and a cat; he belongs to the lowest class of men.

16. Meat-eating is rejected by me in such sutras as the Hastikakshya, the Mahamegha, the Nirvana, the Anglimalika, and the Lankavatara.

17. [Meat-eating] is condemned by the Buddhas, Bodhisattvas, and Sravakas; if one devours [meat] out of shamelessness he will always be devoid of sense.

18. One who avoids meat, etc., will be born, because of this fact, in the family of the Brahmins or of the Yogins, endowed with knowledge and wealth.

19. Let one avoid all meat-eating [whatever they may say about] witnessing, hearing, and suspecting; these theorisers born in a carnivorous family understand this not.

20. As greed is the hindrance to emancipation, so are meat-eating, liquor, etc., hindrances.

21. There may be in time to come people who make foolish remarks about meat-eating, saying, "Meat is proper to eat, unobjectionable, and permitted by the Buddha."

22. Meat-eating is a medicine; again, it is like a child's flesh; (259) follow the proper measure and be averse [to meat, and thus] let the Yogin go about begging.

23. [Meat-eating] is forbidden by me everywhere and all the time for those who are abiding in compassion; [he who eats meat] will be born in the same place as the lion, tiger, wolf, etc.

24. Therefore, do not eat meat which will cause terror among people, because it hinders the truth of emancipation; [not to eat meat—] this is the mark of the wise.




Here Ends the Eighth Chapter, "On Meat-eating," from the Lankavatara, the Essence of the Teaching of All the Buddhas.1

1 For the phrase "The essence of the teaching of the Buddhas (sarvabuddhapravacanahridaya)," see pp. 39-40.



                                                    IL BOSHISATTVA E GLI ANIMALI 
                                                            tratto dal Lankavatara Sutra.